Se l'Italia uscisse dall'euro 19 novembre 2014.
La
possibilità di un'uscita dall'euro dell'Italia, uscita che potrebbe
sopraggiungere alla fine della primavera 2015, è sempre più spesso
evocata nella stampa internazionale prima italiana ma anche tedesca,
americana e britannica
il silenzio della stampa francese su questo punto risulta quindi ancor più assordante.
Occorre
allora comprendere perché il processo di distruzione dell'euro potrebbe
cominciare proprio dall'Italia e quali sarebbero le conseguenze per la
Francia.
Una
situazione divenuta insostenibile. È chiaro ormai che la situazione
dell'Italia è' divenuta insostenibile a causa della moneta unica.
Dopo
la crisi del 2008, l'Italia è caduta in una situazione di stagnazione
del suo prodotto interno lordo, che sembra perfino più grave di quella
che conosce oggi la Spagna.
La
situazione è particolarmente critica se guardiamo come sta andando la
produttività in Italia confrontata a quella dei suoi concorrenti della
zona euro dopo il 1999.
Si
constata che l'Italia risulta essere indietro e non soltanto in
rapporto alla Germania la Francia ma perfino in rapporto alla Spagna.
Tuttavia in questi paesi la chiusura di numerose imprese ha indotto la
scomparsa dei mezzi di produzione e da qui può si può direttamente
spiegarsi il guadagno in produttività come effetto della contrazione
della produzione.
In
realta' le discussioni con i consiglieri economici del governo Renzi
mostrano come questi ultimi siano ormai molto pessimisti riguardo
all'avvenire economico del paese. Essi considerano che, salvo
un'improvvisa svolta nella politica economica della Germania
quest'inverno, l'Italia non avrà quasi altra scelta che lasciare l'euro
verso l'inizio dell'estate 2015.
Notiamo
d'altra parte che il movimento cinque stelle di Beppe Grillo chiede un
referendum sull'euro e che questa idea sta guadagnando terreno negli
ambienti politici italiani.
L'Italia
intrattiene una larga parte del suo commercio estero (il 55% del
commercio di beni e quasi il 64% contando i servizi) coi paesi della
zona euro.
S capisce allora che la caduta tutta relativa dell'euro rispetto al dollaro non le dia nessun vantaggio.
L'economia italiana soffre in realtà di un problema di competitività all'interno della zona euro.
Le conseguenze per la Francia.
Se l'Italia dovesse dunque prendere questa decisione le conseguenze sarebbero importanti anche per l'economia francese.
A
causa di una specializzazione paragonabile a quella dell'economia
italiana non è quasi possibile per la Francia restare nella zona euro se
ne esce l'Italia e viceversa.
Ma
questa realtà economica rischia di confrontarsi alla testardaggine di
un governo paralizzato dalla paura di vedere la sua strategia politica
che affonda proprio in questo momento. Bisogna ripetere qui che non ci
sarebbe niente di peggio per la Francia che restare in una zona euro che
sarebbe allora ridotta soltanto a una zona del marco.
Se
uno dei grandi paesi dovesse sortire uscirne, e in particolare
l'Italia che costituisce la terza economia della zona euro, il trauma
sulla competitività sarebbe assolutamente catastrofico per l'industria
francese.
A
partire da qui bisogna riflettere a questa situazione e domandarsi se
questa non offra in realtà un'importante opportunità per l'economia
francese.
Se
la Francia e l'Italia escono insieme dalla zona euro, questo
coinvolgerà a breve termine anche l'uscita della Spagna, del Portogallo,
della Grecia e del Belgio. In effetti si comprende immediatamente che
la Spagna, indebolita da tensioni politiche profonde, non potrebbe
restare nell'euro se ne uscissero l'Italia e la Francia. Ora un'uscita
della Spagna coinvolgerebbe immediatamente q
il Portogallo e dopo questi quattro paesi la Grecia non avrebbe più ragione di restare nell'euro.
Tenuto
conto dei suoi legami con l'economia francese e' dunque molto probabile
che anche il Belgio dovrebbe seguire sia pure dopo qualche settimana di
esitazione. Un'uscita dell'Italia provocherebbe dunque la totale
dislocazione della zona euro e, in questo caso, anche la Germania
potrebbe molto probabilmente tornare alla sua moneta.
Questo
scenario, invece di essere una catastrofe, apriirebbe immediatamente
delle nuove opportunità e in particolare la possibilità - una volta
ristabilite la parità delle monete di questi paesi - di ricostituire un
vero blocco commerciale. Quest'ultimo non dovrebbe fondarsi su una
moneta unica, dunque un euro del Sud di cui abbiamo già avuto occasione
di dire che implicherebbe un fortissimo impoverimento dell'Italia e
della Spagna, ma dovrebbe piuttosto fondarsi su delle regole di
covariazione dei tassi di cambio, dando per scontato che le parità
rispettive dei paesi del blocco potrebbero essere riviste in maniera
regolare (cioè tutti gli anni)
in modo da tener conto dei diversi andamenti della produttività.
Conviene dunque sorvegliare da vicino l'evoluzione del dibattito in Italia nei mesi che verranno,
e soprattutto del modo in cui la stampa francese, sulla quale ahime' non ci si fa quasi più illusioni, ne potrà dar conto.
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