 |
Back when Third Energy Package wasn't a probem -
Ai tempi in cui Terzo Pacchetto Energia non era un problema
|
Nell’UE alcune
cose contano, altre molto meno.
Il presidente
Vladimir Putin ha annunciato, i primi di dicembre, che il gasdotto South
Stream potrebbe non seguire più la rotta del sud-est europeo. Da allora, le
ragioni per il ritiro dei russi, sono state discusse in innumerevoli pagine di
commenti.
Comunque, quello che
tutti i commentatori hanno tralasciato è un fatto saliente, se il gasdotto fosse andato in Germania, o un altro grande paese dell’Unione Europea, il risultato sarebbe
stato completamente differente.
Sembra che esistano
una serie di regole per la Germania e la Francia, ed un'altra serie di regole
per gli altri 28 membri dell’Unione. E’ il classico caso di: “fai come dico,
non quel che faccio”.
Questa volta, i giganti europei potrebbero aver agito per
spararsi sui piedi.
Nel 2004, la Costituzione europea è stata siglata a Roma. Il trattato doveva espandere
massicciamente il potere di Bruxelles ed era controverso fin dall’inizio.
I votanti francesi pensarono
di esserne usciti, un anno dopo, quando lo rigettarono con un referendum,
malgrado molti altri applicanti avevano segnalato la loro approvazione.
Una mosca sull’olio
Gli eurocrati di
Bruxelles ebbero via libera con il Trattato di
Lisbona nel 2007, teleguidato della Germania; questa volta senza plebiscito. C’era una mosca sull’olio: le
leggi dell’Irlanda necessitavano di un referendum per l’approvazione. L’Irlanda
ha votato NO.
L’idea fu scartata?
Naturalmente no. Il pubblico irlandese fu forzato a votare di nuovo fino a
quando i potenti di Bruxelles raggiunsero il risultato che volevano.
La ragione era
semplice. La Francia è grande ed importante, quindi la sua opinione conta;
l’Irlanda è piccola e periferica, quindi i pareri dei sui cittadini (e
politici) sono meno importanti.
Qualcosa di simile è
accaduto nei mesi recenti ad alcuni dei paesi orientali dell’Unione Europea, appena il vitale gasdotto South Stream era stato buttato al vento,
per lo più dovuto
agli ostacoli imposti da Bruxelles, ai deboli fu ordinato di assorbire il colpo
mentre i potenti non ne rimanevano colpiti.
Se il South Stream fosse dovuto andare in Francia o
Germania sarebbe stato costruito, come è stato per il gasdotto del Nord, il Nord
Stream, completato nel 2012 che assicura le necessità energetiche di
Berlino.
Se la via del sud, attraverso il Mar Nero in Bulgaria e attraverso la Serbia , l'Ungheria e la Slovenia in Austria, fosse già stato costruito, Angela Merkel avrebbe ha abbandonato Nord Stream? Forse, se gli
asini potessero volare...
Quando Putin
annunciò, la scorsa settimana che il South Stream non aveva più senso e che la
Russia aveva un piano alternativo per far passare il gasdotto dalla Turchia, il
gioco del massacro mediatico è cominciato.
E’ chiaro che il
grande vincitore è Ankara, capitale della Turchia, e che, almeno per il momento, Mosca pensa che può
prendere o lasciare i Balcani.
I maggiori perdenti
sono la Bulgaria e la Serbia, che si sarebbero garantiti la fornitura e
incassato la notevole tassa di transito.
L’Ungheria, la
Slovacchia e l’Austria sono obbligati a seguire l’ondeggiante clima politico
dell’Ucraina, che rimane il punto di transito.
Questa situazione
potrebbe tenerli in stallo se pensano che la strada Ucraina sia garantita e
stabile, ma si può anche pensare che questa faccenda sia fuori dalle loro mani,
in ogni caso.
Gli avvenimenti
della settimana scorsa sembrano indicare l’ultimo scontro nell’eterno conflitto UE-Gazprom. Sembra che Berlino si sia assicurata la propria fornitura prima di
sentirsi sicura di usare gli eventi in Ucraina quale scusa per consolidare il
suo feudo.
Un pastrocchio
Bruxelles è risentita
dal fatto che Gazprom è un monopolio e che non può controllarlo. Il suo ultimo
gioco è il Terzo Pacchetto Energetico, uno scarso tentativo di sminuire Gazprom
sotto la dicitura delle “leggi sulla competizione”.
E’ lo stesso metodo
di approccio applicato forzosamente ad industrie in Slovenia ed
Estonia, ma largamente ignorato in Francia e Germania.
Gli eurocrati
capiscono che dipendono dal gas russo ma vogliono che siano compagnie europee
operanti in Russia a gestirlo, senza nessuna impresa statale russa a dettare i
termini. Il Kremlino ha detto niet e l’Europa è stata presa in contropiede.
L’apparato di Bruxelles insiste nel credere che Mosca abbia più bisogno dell’Europa
che l’Europa di Mosca.
Putin potrebbe
averli sgonfiati con l’anticipazione del pivot verso la Turchia, ma è stato un
colpo da knockout?
Alcuni europei
pensano che Putin stia bluffando, ma il capo del Kremlino è un judoka non un
giocatore di poker. Sembra che i papaveri della UE abbiano fallito le loro
fantasie. Non fatevi prendere per i fondelli; il Kremlino appare mortalmente
serio.
La mossa ha aperto
un nuovo fronte nella geopolitica. La Turchia, che sembra abbia abbandonato la
speranza di essere accettata in UE è spinta verso l’Eurasia.
Il cambio di regime
verso l’occidente della Siria – un incubo continuo tra Ankara e Mosca- si è
ridotto. Nello stesso tempo l'energia dell’Europa centrale e sud-orientale è appesa ad un filo.
L’affare energetico
Russia-Turchia è qualcosa di più di un semplice accordo sul gas: ha il
potenziale di cambiare una moltitudine di certezze geopolitiche. La “battaglia”
tra l’Occidente e l’Oriente sembra intensificata.
Tradotto
da Fortunato di Alternativa Nord-Ovest per www.cultureweapon.blogspot.it