martedì 23 dicembre 2014

Tasse alluvionati non prorogate - comunicato di Alternativa Nord-Ovest




Gli alluvionati di Liguria e Piemonte – oltre che di altre aree del territorio nazionale – hanno trovato sotto l’albero un regalo alquanto sgradito: la mancata proroga del pagamento delle imposte, che ha costretto migliaia di cittadini colpiti dagli eventi alluvionali di Ottobre ai versamenti fiscali e contributivi che, si pensava, sarebbero stati spostati al febbraio 2015. Una beffa che con ogni evidenza non viene vissuta, nemmeno emotivamente,  da chi ha disatteso il provvedimento che avrebbe consentito la proroga.
Il tutto in un clima di crisi profonda dell’economia del nostro territorio, fiaccato da anni di recessione che comportano la continua chiusura di attività produttive, in quello che un tempo era il “motore” economico del nostro Paese.  Non servono ulteriori commenti. Ci limitiamo a consigliare alla cittadinanza di fare un nodo al fazzoletto, in modo che ci si ricordi a lungo di questo ennesimo sgarro subito da un potere politico sempre più lontano, completamente asservito ai diktat finanziari dei mercati e di Bruxelles. 
Stringetelo forte, il nodo al fazzoletto, e mentre lo fate abbiate ben chiaro in testa che quanto è successo alle nostre tasche, è l’ennesimo sgarbo di una nuova aristocrazia dominante,  non più fondata sul “sangue blu”, ma sul denaro fasullo creato dal gioco d’azzardo finanziario. Siamo in un nuovo feudalesimo, e noi siamo i gradini inferiori della piramide sociale.
Serve un profondo cambio di mentalità, da parte di tutti. Trasformiamo la rabbia e la frustrazione in energie costruttive, impegniamoci nel concreto e non fermiamoci al mugugno in Rete, ma  facciamo rete tra di noi nella vita reale, per costruire un mondo differente.

Solo uniti in comunità potremo vincere…



NOI NON DIMENTICHIAMO!






lunedì 22 dicembre 2014

Se il South Stream fosse andato verso l’Europa del Nord sarebbe cosa fatta!






Back when Third Energy Package wasn't a probem -
Ai tempi in cui Terzo Pacchetto Energia non era un problema
Nell’UE alcune cose contano, altre molto meno.



Il presidente Vladimir Putin ha annunciato, i primi di dicembre, che il gasdotto South Stream potrebbe non seguire più la rotta del sud-est europeo. Da allora, le ragioni per il ritiro dei russi, sono state discusse in innumerevoli pagine di commenti.

Comunque, quello che tutti i commentatori hanno tralasciato è un fatto saliente, se il gasdotto fosse andato in Germania, o un altro grande paese dell’Unione Europea, il risultato sarebbe stato completamente differente.

Sembra che esistano una serie di regole per la Germania e la Francia, ed un'altra serie di regole per gli altri 28 membri dell’Unione. E’ il classico caso di: “fai come dico, non quel che faccio”.
Questa volta, i giganti europei potrebbero aver agito per spararsi sui piedi.
Nel 2004, la Costituzione europea è stata siglata a Roma. Il trattato doveva espandere massicciamente il potere di Bruxelles ed era controverso fin dall’inizio.
I votanti francesi pensarono di esserne usciti, un anno dopo, quando lo rigettarono con un referendum, malgrado molti altri applicanti avevano segnalato la loro approvazione.



Una mosca sull’olio


Gli eurocrati di Bruxelles ebbero via libera con il  Trattato di Lisbona nel 2007, teleguidato della Germania; questa volta senza plebiscito. C’era una mosca sull’olio: le leggi dell’Irlanda necessitavano di un referendum per l’approvazione. L’Irlanda ha votato NO.
L’idea fu scartata? Naturalmente no. Il pubblico irlandese fu forzato a votare di nuovo fino a quando i potenti di Bruxelles raggiunsero il risultato che volevano.
La ragione era semplice. La Francia è grande ed importante, quindi la sua opinione conta; l’Irlanda è piccola e periferica, quindi i pareri dei sui cittadini (e politici) sono meno importanti.
Qualcosa di simile è accaduto nei mesi recenti ad alcuni dei paesi orientali dell’Unione Europea, appena il vitale gasdotto South Stream era stato buttato al vento,
per lo più dovuto agli ostacoli imposti da Bruxelles, ai deboli fu ordinato di assorbire il colpo mentre i potenti non ne rimanevano colpiti.
Se il South Stream fosse dovuto andare in Francia o Germania sarebbe stato costruito, come è stato per il gasdotto del Nord, il Nord Stream, completato nel 2012 che assicura le necessità energetiche di Berlino.
Se la via del sud, attraverso il Mar Nero in Bulgaria e attraverso la Serbia , l'Ungheria e la Slovenia in Austria, fosse già stato costruito, Angela Merkel avrebbe ha abbandonato Nord Stream? Forse, se gli asini potessero volare...
Quando Putin annunciò, la scorsa settimana che il South Stream non aveva più senso e che la Russia aveva un piano alternativo per far passare il gasdotto dalla Turchia, il gioco del massacro mediatico è cominciato.
E’ chiaro che il grande vincitore è Ankara, capitale della Turchia, e che, almeno per il momento, Mosca pensa che può prendere o lasciare i Balcani.
I maggiori perdenti sono la Bulgaria e la Serbia, che si sarebbero garantiti la fornitura e incassato la notevole tassa di transito.
L’Ungheria, la Slovacchia e l’Austria sono obbligati a seguire l’ondeggiante clima politico dell’Ucraina, che rimane il punto di transito.
Questa situazione potrebbe tenerli in stallo se pensano che la strada Ucraina sia garantita e stabile, ma si può anche pensare che questa faccenda sia fuori dalle loro mani, in ogni caso.
Gli avvenimenti della settimana scorsa sembrano indicare l’ultimo scontro nell’eterno conflitto UE-Gazprom. Sembra che Berlino si sia assicurata la propria fornitura prima di sentirsi sicura di usare gli eventi in Ucraina quale scusa per consolidare il suo feudo.



Un pastrocchio


Bruxelles è risentita dal fatto che Gazprom è un monopolio e che non può controllarlo. Il suo ultimo gioco è il Terzo Pacchetto Energetico, uno scarso tentativo di sminuire Gazprom sotto la dicitura delle “leggi sulla competizione”.
E’ lo stesso metodo di approccio applicato forzosamente ad industrie in Slovenia ed Estonia, ma largamente ignorato in Francia e Germania.
Gli eurocrati capiscono che dipendono dal gas russo ma vogliono che siano compagnie europee operanti in Russia a gestirlo, senza nessuna impresa statale russa a dettare i termini. Il Kremlino ha detto niet e l’Europa è stata presa in contropiede. L’apparato di Bruxelles insiste nel credere che Mosca abbia più bisogno dell’Europa che l’Europa di Mosca.
Putin potrebbe averli sgonfiati con l’anticipazione del pivot verso la Turchia, ma è stato un colpo da knockout?
Alcuni europei pensano che Putin stia bluffando, ma il capo del Kremlino è un judoka non un giocatore di poker. Sembra che i papaveri della UE abbiano fallito le loro fantasie. Non fatevi prendere per i fondelli; il Kremlino appare mortalmente serio.
La mossa ha aperto un nuovo fronte nella geopolitica. La Turchia, che sembra abbia abbandonato la speranza di essere accettata in UE è spinta verso l’Eurasia.
Il cambio di regime verso l’occidente della Siria – un incubo continuo tra Ankara e Mosca- si è ridotto. Nello stesso tempo l'energia dell’Europa centrale e sud-orientale è appesa ad un filo.
L’affare energetico Russia-Turchia è qualcosa di più di un semplice accordo sul gas: ha il potenziale di cambiare una moltitudine di certezze geopolitiche. La “battaglia” tra l’Occidente e l’Oriente sembra intensificata.
  
Articolo Originale tratto da Russia Insider
Tradotto da Fortunato di Alternativa Nord-Ovest  per www.cultureweapon.blogspot.it




giovedì 18 dicembre 2014

LA BULGARIA NON VUOLE ABBANDONARE IL SOUTH STREAM




-Nota del traduttore-

Seguire l’evolversi della situazione relativa al progetto South Stream la ritengo di estremo interesse, perno cruciale dell’evoluzione futura del problema energetico europeo. La perdita per questi due stati potrebbe essere molto pesante e di concerto rompere gli equilibri già scarsi all’interno dell’Unione Europea-

-Il Ministro dell’Economia dice -  Il progetto deve continuare, andrà a Mosca Venerdì per discutere la situazione – Belgrado, 17 Dicembre (Tanjug)

La Bulgaria non ha intenzione di fermare il progetto South Stream, il Ministro dell’Economia della Bulgaria, Bozidar Lukarski ha detto a Belgrado.
Ci sarà un incontro tra i ministri dell’energia della Bulgaria e della Russia a Mosca, venerdì, per discutere il progetto, ha aggiunto.
Dopo l’incontro tra il primo Ministro della Bulgaria e la Cancelliera della Germania Angela Merkel, è apparso chiaramente che anche la EU non vede il progetto cancellato ufficialmente, Lukarski ha riferito ai giornalisti dopo un incontro con il Ministro dell’energia serba Aleksandar Antic, martedì, nel Summit tra la Cina e i 16 paesi dell’Europa centrale ed orientale.
L’incontro a Mosca è stato proposto del Ministro bulgaro dell’energia.
Il progetto, importante per la Bulgaria e la Serbia, continuerà, conferma Borisov.
Antic ha accentuato che lui e Lukarski hanno discusso il progetto per stabilire allacciamenti per il gas naturale tra Serbia e Bulgaria e che hanno definito le mosse future necessarie per completare il progetto.
Entrambe le parti formeranno dei gruppi di esperti, nei prossimi giorni per discutere sul progetto, ha punteggiato, aggiungendo che è importante per la Serbia, la Bulgaria e l’intera regione.
Antic ha informato Lukarski che la Serbia ha accantonato fondi, nel suo budget del 2015, per creare una pianificazione per le connessioni di gas con la Bulgaria.

Articolo Originale tratto da Russia Insider
Tradotto da Fortunato di Alternativa Nord-Ovest  per www.cultureweapon.blogspot.it