giovedì 3 settembre 2015

"Non c'è due senza te" con Belen Rodriguez, maschilismo rigurgitato e finanziato.




Ecco un film, bello o brutto non so esprimermi perchè non sono amante delle commedie, da vedere per capire. Capire l' attuale società italiana, capire le dinamiche del sessismo, capire anche se possiamo avere degli atteggiamenti sessisti oppure se magari ci può scappare una frase omofoba senza rendercene conto.
Insomma in questo film i personaggi ci dicono come non comportarci se vogliamo essere evoluti come aspiriamo; l'unico che si salva è il povero ragazzino che si trova a vivere tra bigotti, intolleranti e bambinoni cresciuti.


All'inizio del film possiamo vedere l'elenco degli sponsor che, consapevoli o meno, hanno contribuito alla realizzazione di questo capolavoro attuale di rappresentazione made in Italy.
Vi invito a guardarlo e a guardare anche un video di commento di Barbie Xanax, perchè analizza bene i personaggi e il loro sviluppo nel corso della storia.

  Dopo aver visto tutto il film l'ho rimesso da capo per vedere bene i geni che hanno dato i loro soldi per questa produzione.
Scorrono le immagini....
in associazione con: FARAM, CINEFINANCE, BANCA ALPI MARITTIME, COTRIL the heart of beauty, TENUTA CARRETTA, SERVICEBLU, APRI nuove soluzioni.
 Strabuzzo gli occhi quando appare sullo schermo:
FILM RICONOSCIUTO DI INTERESSE CULTURALE CON SOSTEGNO DAL MINISTERO DEI BENI E DELLE ATTIVITA'CULTURALI - DIREZIONIE GENERALE PER IL CINEMA
 continua...

FILM REALIZZATO CON IL SOSTEGNO DELLA
FILM INVESTIMENTI PIEMONTE E RILM COMMISSION TORINO PIEMONTE E DULCISI IN FUNDO
OPERA REALIZZATA CON IL SOSTEGNO DELLLA REGIONE LAZIO FONDO REGIONALE PER IL CINEMA E L'AUDIOVISIVO.
Mentre mi alzo dal divano, mi esce: No, vabbè Maria... io esco! :-)


Vi incollo la recensione di MyMovies, che trovo completa e ben scritta. Potete trovarne altre che non pongono l'attenzione sul maschilismo dilagante del film.

Moreno è un arredatore narcisista e pieno di sé. Alfonso è il suo compagno, "la massaia di casa", con il sogno del matrimonio e della paternità. Nel loro collaudato rapporto entra prima Niccolò, figlio della sorella di Alfonso, che si installa in casa della coppia per tre mesi, e a cui Alfonso deve nascondere la propria omosessualità. Poi sopraggiunge Laura, una bella insegnante di spagnolo che incarica Moreno di arredarle l'appartamento e si infatua di lui, che la ricambia nonostante continui a professarsi gay. Completa il quadro la signora Capasso, vicina di casa di Alfonso e Moreno, acida e omofoba.
Sono infiniti i cliché che Non c'è due senza te riesce a inanellare, dall'omosessualità da tenere nascosta ai famigliari alla "checcaggine" costantemente esibita, dalla rigida divisione dei ruoli domestici alla necessità, per Moreno, di andare dallo psichiatra (nemmeno lo psicologo). Ma qui tutto è stereotipato, anche la napoletanità della Capasso, il carrierismo della sorella di Alfonso, lo psichiatra represso, gli amici trash della coppia gay, e via elencando.
È evidente che, essendo il terreno quello della farsa, qualche macchietta ci può stare, ma in Non c'è due senza te la recitazione è costantemente sopra le righe e le dinamiche, soprattutto quelle fra Moreno e Alfonso, sono già viste, anche cinematograficamente, e restano ferme agli anni Settanta (Il vizietto docet). La sceneggiatura è disseminata di dettagli improbabili, dalla scelta della madre di Niccolò di lasciare il figlio per tre mesi dallo zio, che convive con il compagno, senza rivelargliene l'omosessualità, alla totale cecità di Laura di fronte a Moreno che pare la caricatura della uberqueen.
In Non c'è due senza te donne e uomini vengono raccontati secondo il filtro del maschilismo italico che riduce le persone a stereotipi da vignetta della Settimana Enigmistica. Non aiuta il fatto che Moreno e Alfonso siano interpretati da Fabio Troiano (anche coautore del soggetto e della sceneggiatura) e Dino Abbrescia esattamente come in Cado dalle nubi di Checco Zalone, dove erano Alfredo e Manolo, con l'aggravante che qui sono i protagonisti della storia, e quindi un minimo di approfondimento sarebbe stato necessario. Si salva solo il bambino, Samuel Troiano (nipote di Fabio), che riesce miracolosamente a mantenere freschezza e credibilità (soprattutto nei siparietti con Abbrescia, un grande attore qui sprecato) a dispetto del copione.

martedì 16 giugno 2015

SARDEGNA: CARICHE AL PRESIDIO CONTRO LE BASI MILITARI E LE ESERCITAZIONI NATO

12 giugno 2015

La polizia interviene contro gli antimilitaristi che scuotevano le reti di recinzione dell’aeroporto di Decimomannu. Nell’isola forte l’opposizione alla presenza della Nato.
Cariche a freddo ieri pomeriggio, giovedì 11 giugno, in Sardegna nei pressi dell’aereoporto militare Decimomannu. Centinaia le persone che hanno raccolto l’appello della rete “No basi né qui né altrove”.


Obiettivo: chiudere tutte le basi militari sull’isola e l’aereoporto stesso.
Una mobilitazione antimilitarista partita di mattina da Cagliari, dove non sono mancate le provocazioni della polizia che ha perquisito numerosi studenti che si trovavano in stazione centrale. Il corteo, partito dal parco Santa Greta, ha quindi raggiunto l’aereoporto militare, qui poco dopo le cariche nei confronti dei manifestanti che stavano scuotendo le reti di recinzione della base militare contro la quale si sono mobilitate oggi numerose realtà politiche e sociali dell’isola.
Una mobilitazione che ha già ottenuto un importante risultato: l’annullamento della Starex, la più importante esercitazione aerea che si svolge in Sardegna; decine di velivoli prevalentemente dell’aeronautica militare italiana e tedesca, che decollano dall’aeroporto militare di Decimomannu per allenarsi alla guerra nei poligoni di Teulada, Capo Frasca e Quirra. In passato le esercitazioni Starex, Spring Flag e Star Vega prepararono la NATO agli attacchi in Afghanistan, Iraq e Libia e diedero ampio spazio alle forze aeree israeliane, di cui conosciamo bene i misfatti nella Striscia di Gaza e in Libano.
La scorsa settimana in un comunicato l’ufficio stampa dell’aereonautica militare aveva annunciato che non ci sarebbe stata nessuna esercistazione militare internazionale della Nato in Sardegna in quanto “non sussistono le condizioni per operare con la serenità necessaria per attività di tale portata e complessità, che coinvolgerà tutte le aeronautiche dei Paesi NATO”


Fonte: http://www.radiondadurto.org/2015/06/11/sardegna-cariche-al-presidio-contro-le-basi-militari-e-le-esercitazioni-nato/
http://www.peacelink.it/mailing_admin.html





giovedì 23 aprile 2015

L’arte della guerra

Escalation Usa/Nato in Europa di Manlio Dinucci

Si chiama «Noble Jump» l’esercitazione Nato svoltasi il 7-9 aprile in Germania, Olanda, Repubblica Ceca e altri otto paesi europei, dove in 48 ore sono stati mobilitati migliaia di uomini della «Forza di punta» ad altissima prontezza operativa, parte della «Forza di risposta» di  30mila uomini. La seconda fase si svolgerà il 9-20 giugno in Polonia, dove saranno dispiegate truppe provenienti da Germania, Olanda, Repubblica Ceca, Norvegia e altri paesi.

Si prepara così la «Trident Juncture 2015», l’esercitazione che, dal 28 settembre al 6 novembre, si svolgerà in Italia, Spagna e Portogallo con unità terrestri, aeree e navali e con forze speciali di tutti i paesi Nato. Con  25mila partecipanti, annuncia lo U.S. Army Europe, sarà «la più grande esercitazione Nato dalla caduta del Muro di Berlino», che testerà le capacità della «Forza di risposta», il cui ruolo – ha spiegato un portavoce Nato – è «rispondere a una crisi prima ancora che essa cominci», in altre parole quello della «guerra preventiva».

Guiderà l’esercitazione il Jfc Naples, comando Nato (con quartier generale a Lago Patria, Napoli) agli ordini dell’ammiraglio Usa Ferguson, che è anche comandante delle Forze navali Usa in Europa e delle Forze navali del Comando Africa. Come dichiara il generale Usa Breedlove –  Comandante supremo alleato in Europa (il capo militare della Nato nominato sempre dal Presidente degli Stati uniti) – queste esercitazioni costituiscono «una chiara indicazione che la nostra Alleanza ha la capacità e volontà di rispondere alle emergenti sfide alla sicurezza sui nostri fianchi meridionale e orientale». Cioè ha la capacità e volontà, partendo dalle basi in Europa, di fare altre guerre in Nordafrica/Medioriente (dove si prepara un altro intervento militare in Libia) e nell’Europa orientale.

Sul «fianco orientale» la Nato, dopo aver provocato l’esplosione della crisi ucraina, preme sempre più sulla Russia. Al largo della Scozia è in corso (11-24 aprile) la più grande esercitazione aeronavale Nato della serie «Joint Warrior», in funzione anti-Russia, con la partecipazione di oltre 50 navi da guerra e 70 cacciabombardieri di 14 paesi, compreso un gruppo navale sotto comando italiano. Nel Mar Nero, dove in marzo si è svolta una esercitazione Nato cui ha partecipato anche l’Italia, navi da guerra Usa incrociano ai limiti delle acque territoriali russe.

Quando un cacciabombardiere russo, disarmato ma attrezzato per la guerra elettronica, ha sorvolato il cacciatorpediniere lanciamissili Donald Cook, il Pentagono ha protestato per «questa azione provocatoria russa che viola i protocolli internazionali». Sono invece legali, per Washington, i droni Usa Global Hawk che sorvolano il Mar Nero e l’Ucraina.

Dove è arrivato da Vicenza un convoglio Usa della 173rd Airborne Brigade con armi ed equipaggiamenti per l’operazione «Fearless Guardian»: l’addestramento, per un periodo di sei mesi, di tre battaglioni (di chiara ispirazione nazista) della Guardia nazionale ucraina, effettuato da  circa 300 parà Usa. Cui si aggiungono centinaia di istruttori inviati da Gran Bretagna e Canada.  Ottawa fornisce a Kiev anche immagini ad alta definizione del suo satellite Radarsat-2 per uso militare.

E la Germania? Mentre da un lato sembra differenziarsi da Washington trattando con Mosca, dall’altro partecipa alle esercitazioni Nato sotto comando Usa in funzione anti-Russia e, allo stesso scopo, arma la Lituania offrendole anche obici semoventi Panzerhaubitze 2000, che sparano 12 proiettili da 155 mm al minuto con gittata di 30-40 km. Gli stessi usati dalla Germania nella guerra Nato in Afghanistan.

(il manifesto, 21 aprile)

mercoledì 22 aprile 2015

Nell'era degli spettri lo spettacolo della morte e dell'impunità


I morti annegati nel canale di Sicilia saranno o no sulla coscienza di qualcuno?
Chi sono i colpevoli di queste tragedie che si ripetono?
Cosa possiamo fare noi per interrompere la scia di sangue, quest'onda di cadaveri?

I responsabili di questi morti vanno cercati a Brussels, Parigi, Londra, Washington, nei loro leader che hanno deciso e voluto la guerra in Libia e in Siria, il cambio dei regimi arabi, non per la democrazia, ma per ridistribuire le ricchezze petrolifere di quei paesi. Il sangue di quei morti cade su tutti quelli che hanno lavorato per aiutare con soldi e armi le bande armate dell'Isis, coloro che hanno addestrato le bande degli assassini, coloro che hanno spacciato, venduto il petrolio rubato. Questi paesi si chiamano: Arabia Saudita con tutta la schiera degli sceicchi del golfo, Turchia, Israele, Europa intera, guidati dagli Stati Uniti, aggiungiamo anche i mass-media occidentali come se fossero uno stato aggressivo e a sé, dediti al bombardamento al tappeto delle menti di tutti noi.

I nostri leader americani ed europei  e i leader dei paesi sopracitati, i loro generali impegnati nelle operazioni per aiutare gli assassini, i servizi segreti con il loro supporto, gli operatori sul posto come i consiglieri militari, addestratori, gli armatori che trasportano la refurtiva, i compratori del petrolio rubato, tutti i giornalisti corrotti e bugiardi, tutti loro sono i responsabili di questo morti; davanti alla storia e davanti a Dio.
Quando l'occidente bombarda, gli scafisti brindano. Quando la finanza specula con le derrate alimentari, i trafficanti di esseri umani ringraziano. Come con i trafficanti di armi e di droga anche con i trafficanti dei migranti non si va mai fino in fondo. In quale banca mettono i soldi? Come riescono a pulirli e con l'aiuto di chi? Non crediamo li tengono sotto il materasso.

In un mondo dove i metodi nazisti stanno tornando di moda, come la tortura, i falsi attentati, la creazione del casus belli , chi traffica armi e droga perché dovrebbe avere scrupoli nel trafficare uomini! Arabi e occidentali l'hanno fatto nel passato con i popoli africani, creando i presupposti della schiavitù, lo possono benissimo fare adesso in concerto, per fare dimenticare altre tragedie, per distogliere l'attenzione da altri punti caldi con innumerevoli interessi per loro, e poi mettere in atto un assioma del sistema: massimizzare i profitti. A Vienna lo facevano i nazisti che in un primo tempo organizzavano l'esodo degli ebrei ricchi verso l'America, facendoli rapinare di tutte le loro ricchezze, con in cambio il passaporto e il biglietto. Mentre gli scafisti di oggi rapinano gli ultimi soldi ai poveracci di turno per un viaggio senza ritorno, molte volte nelle fauci della morte.
Siamo sicuri che questa classe dirigenziale americana ed europea non sconfiggerà la categoria degli scafisti, piuttosto darà loro uno stato da amministrare come ha fatto con i neonazisti ucraini. Interrompere con queste tragedie significa di non cercare di cambiare i governi degli altri con la forza dei bombardamenti, significa di smetterla con le guerre, con la rapina delle risorse, con l'inquinamento del pianeta, con le ingiustizie di ogni genere, iniziando dalla sottrazione del pane e del lavoro. Significa rispettare i popoli e le altre culture e non sentirsi superiori. La nostra superiorità sta solo nel numero di morti che siamo capaci di infliggere impunemente.
Quello che i nostri governanti facce di bronzo e di tolla devono fare, l'unica cosa da veri uomini che è permessa loro, è chiedere umilmente perdono ai popoli dell'Africa e del medio oriente. Impegnarsi a costruire il loro futuro nelle loro patrie, restituendo la refurtiva di questi ultimi cent'anni.

Quello che noi possiamo fare, è indignarci e gridare la nostra indignazione ai quattro venti. Alle prossime elezioni di qualsiasi tipo esse siano non votare nessuno dei partiti al governo e i loro sostenitori esterni. Votare solo chi non è coinvolto, cercando di unire tutte le forze per un blocco contro ogni tipo di guerra, di rapina, di ingiustizia, di sopraffazione.
Uscire dalla NATO, oramai un'alleanza offensiva guidata da Dottor Stranamore in persona.

Alternativa per la Costituzione
Gruppo di Rosignano

martedì 14 aprile 2015

GIORNATA DI MOBILITAZIONE GLOBALE - #STOPTTIP

COMUNICATO STAMPA 18 Aprile 2015 – Giornata di azione globale contro i Trattati di Libero Scambio Appuntamento a TORINO

In occasione della Giornata di Azione Globale contro i trattati di libero scambio,
il Comitato Stop Ttip di Torino
 organizza
(in sincrono con le altre città d'Italia) 
un  banchetto di raccolta firme per fermare il il Trattato di libero scambio tra Usa e Ue (TTIP)
e un FLASHMOB dal titolo "Smascheriamo il Trattatto Fantasma".




L'appuntamento è Sabato 18 aprile 2015 ore 11 FLASHMOB via Lagrange (altezza civico 3) "Il Trattato Fantasma (TTIP) si aggirerà per le vie della città… e i Gosthbuster (STOP TTIP), acchiapperanno i fantasmi e ci sveleranno chi si cela dietro la maschera. ore 11 - 13 banchetto informativo sul Ttip e RACCOLTA FIRME via Lagrange











Unitevi alla Giornata di azione globale e partecipate alla mobilitazione!


Comitato Stop Ttip TORINO: Per contatti: stopttip.torino@gmail.com - 347.3115822
Per approfondimenti sul TTIP: http://stop-ttip-italia.net/cose-il-ttip/


APPELLO INTERNAZIONALE

Le persone e il pianeta prima del profitto! 18 Aprile 2015 – Giornata di azione globale contro i Trattati di Libero Scambio.

Noi, associazioni della società civile, sindacati, agricoltori, giovani, donne, movimenti locali, semplici attivisti invitiamo tutti a partecipare ad una Giornata di azione globale il 18 Aprile 2015 per fermare le trattative sulla liberalizzazione degli scambi commerciali e degli investimenti e promuovere una economia che serva allo sviluppo dei popoli e del pianeta. Nel recente passato sono stati imposti accordi segreti sul commercio e sugli investimenti sotto la pressione delle grandi imprese e dei Governi, calpestando i nostri diritti e danneggiando l'ambiente. In questi ultimi anni abbiamo dovuto combattere per la sovranità alimentare, per i beni comuni, per difendere il nostro lavoro, i nostri territori, la libertà della rete e il diritto alla democrazia. Strada facendo siamo cresciuti come movimento, abbiamo alzato la nostra voce ottenendo risultati e vittorie. Tutti insieme possiamo fermare gli accordi che si stanno negoziando e rovesciare le pesanti conseguenze degli accordi già presi. Tutti insieme possiamo realizzare modelli di società basati sui diritti delle persone e non sui privilegi dei gruppi di potere. Invitiamo tutte le organizzazioni, i cittadini, le associazioni a partecipare alla Giornata di azione globale organizzando localmente eventi in tutti i continenti. E' benvenuta ogni tipo di iniziativa e di azione a livello mondiale in grado di far crescere la consapevolezza, di coinvolgere e mobilitare dovunque le persone per costruire nuovi modelli di sviluppo commerciale ed economico, a favore delle persone e del pianeta.
Unitevi alla Giornata di azione globale e partecipate alla mobilitazione.

giovedì 9 aprile 2015

#NoGuerra #NoNato

Portare l'Italia fuori dal sistema di guerra

Attuare l'articolo 11 della Costituzione

L'Italia, facendo parte della Nato, deve destinare alla spesa militare in media 52 milioni di euro al giorno secondo i dati ufficiali della stessa Nato, cifra in realtà superiore che l'Istituto Internazionale di Stoccolma per la Ricerca sulla Pace quantifica in 72 milioni di euro al giorno.  Secondo gli impegni assunti dal governo nel quadro dell'Alleanza, la spesa militare italiana dovrà essere portata a oltre 100 milioni di euro al giorno.
È un colossale esborso di denaro pubblico, sottratto alle spese sociali, per un'alleanza la cui strategia non è difensiva, come essa proclama, ma offensiva.  Già il 7 novembre del 1991, subito dopo la prima guerra del Golfo (cui la NATO aveva partecipato non ufficialmente, ma con sue forze e strutture) il Consiglio Atlantico approvò il Nuovo Concetto Strategico, ribadito ed ufficializzato nel vertice dell'aprile 1999 a Washington, che impegna i paesi membri a condurre operazioni militari in "risposta alle crisi non previste dall'articolo 5, al di fuori del territorio dell'Alleanza",  per ragioni di sicurezza globale, economica, energetica, e migratoria.
Da alleanza  che impegna i paesi membri ad assistere anche con la forza armata il paese membro che sia attaccato nell'area nord-atlantica, la Nato viene trasformata in alleanza che prevede l'aggressione militare.
La nuova strategia è stata messa in atto con le guerre in Jugoslavia (1994-1995 e 1999), in Afghanistan (2001-2015), in Libia (2011) e le azioni di destabilizzazione in Ucraina, in alleanza con forze fasciste locali, ed in Siria. Il Nuovo concetto strategico viola i principi della Carta delle Nazioni unite.
Uscendo dalla Nato, l'Italia si sgancerebbe da questa strategia di guerra permanente, che viola la nostra Costituzione, in particolare l'articolo 11, e danneggia i nostri reali interessi nazionali.  L'appartenenza alla Nato priva la Repubblica italiana della capacità di effettuare scelte autonome di politica estera e militare, decise democraticamente dal Parlamento sulla base dei principi costituzionali.  La più alta carica militare della Nato, quella di Comandante supremo alleato in Europa, spetta sempre a un generale statunitense nominato dal presidente degli Stati uniti. E anche gli altri comandi chiave della Nato sono affidati ad alti ufficiali statunitensi. La Nato è perciò, di fatto, sotto il comando degli Stati uniti che la usano per i loro fini militari, politici ed economici.
L'appartenenza alla Nato rafforza quindi la sudditanza dell'Italia agli Stati uniti, esemplificata dalla rete di basi militari Usa/Nato sul nostro territorio che ha trasformato il nostro paese in una sorta di portaerei statunitense nel Mediterraneo.  Particolarmente grave è il fatto che, in alcune di queste basi, vi sono bombe nucleari statunitensi e che anche piloti italiani vengono addestrati al loro uso. L'Italia viola in tal modo il Trattato di non-proliferazione nucleare, che ha sottoscritto e ratificato. L'Italia, uscendo dalla Nato e diventando neutrale, riacquisterebbe una parte sostanziale della propria sovranità: sarebbe così in grado di svolgere la funzione di ponte di pace sia verso Sud che verso Est.

Sostieni la campagna per l'uscita dell'Italia dalla Nato per un'Italia neutrale. 
LA PACE HA BISOGNO ANCHE DI TE
 
 Chiediamo a tutti i firmatari di condividere nella propria pagina Facebook l’invito a firmare, inserendo, ad esempio, in copertina l’immagine a lato.
 
Il sito web http://www.noguerranonato.it raccoglierà tutti la documentazione utile, che sarà possibile scaricare gratuitamente.

Questo è un video da condividere per ampliare la campagna di raccolta firme: https://www.facebook.com/video.php?v=423761271128423

Il 21 aprile, dalle ore 11 alle 13, presso la Sala ISMA del Senato, in piazza Capranica, 72 a Roma, si terrà la conferenza stampa di presentazione dell’iniziativa. Tra i relatori Manlio Dinucci, che ha scritto il testo dell’appello, Giulietto Chiesa, Ferdinando Imposimato, Luciano Canfora, Vauro. 
Stiamo tutt’ora verificando la presenza di Dario Fo, che ha firmato l’appello.




Firmatari in ordine alfabetico:

Albanesi Mario, giornalista
Alciator Chiesa Agostino, diplomatico
Alleva Piergiovanni, giuslavorista
Amoretti Scarcia Bianca Maria, docente universitaria
Apicella Vincenzo, disegnatore
Barbarossa Romano, operaio Acciaierie Terni
Becchi Paolo, docente universitario
Belardinelli Alessandro, operaio Whirpool-Indesit
Benigni Glauco, giornalista
Bongiovanni Giorgio, direttore Antimafia2000
Boylan Patrick, cittadino USA, docente universitario
Brandi Vincenzo, ingegnere
Bottene Cinzia, attivista
Braccioforte Martino, operaio Riva Acciaio Terni
Brotini Maurizio, sindacalista
Bulgarelli Mauro, senatore
Cabras Pino, direttore Megachip
Cacciari Paolo, esponente politico
Cacciarru Alberto, operaio Alcoa Sulcis
Calderoni Maria Rosa, giornalista
Canfora Luciano, filologo
Cardini Franco, storico
Cao Mariella, attivista
Capuano Enrico, musicista
Castellani Mirko, operaio La Folgore Prato
Castrale Francesco, operaio Akerlund and Rausing
Catone Andrea, direttore rivista MarxVentuno
Celestini Ascanio, attore
Cernigoi Claudia, storica
Chiesa Giulietto, giornalista
Cicalese Pasquale, economista
Cipolla Nicola, senatore 
Cocco Giovanni, docente universitario
Correggia Marinella, ecopacifista Rete No War
Cremaschi Giorgio, sindacalista
Crippa Aurelio, senatore
Cristaldi Mauro, scienziato
D’Alessio Ciro, operaio Pomigliano d’Arco
D’Andrea Filomena, cantautrice
De Iulio Pier Francesco, direttore Megachip
De Lorenzo Francesco, ingegnere
De Pin Paola, senatrice
De Santis Paolo, docente universitario
Dinucci Manlio, giornalista
D’Eliso Filippo, compositore
D’Orsi Angelo, docente universitario
Donati Mirko, operaio Teleco S.p.A.
Fisicaro Anita, attivista Rete No War
Fo Dario, Premio Nobel, autore e attore
Fo Jacopo, scrittore
Foa Marcello, giornalista
Franzoni Dom, teologo
Galli Giorgio, politologo
Gemma Mauro, direttore sito web “MarxVentuno”
Germano Roberto, scienziato
Gesualdi Francesco, saggista
Giacomini Ruggero, storico
Giannini Fosco, senatore
Giannuli Aldo, docente universitario 
Ginatempo Nella, attivista Rete No War
Girasole Mario, operaio Fiat Mirafiori
Girasole Tommaso, operaio Samar
Grimaldi Fulvio, giornalista
Guidetti Serra Gabriella, attivista Rete No War
Imposimato Ferdinando, magistrato
Kersevan Alessandra, storica
La Grassa Gianfranco, giornalista
Losurdo Domenico, filosofo
Macchietti Loredana, Editore rivista Latinoamerica e tutti i sud del mondo
Manisco Lucio, giornalista
Manca Luigi, operaio Carbosulcis
Manduca Paola, docente universitaria
Marino Luigi, direttore rivista “MarxVentuno”
Matiussi Dario, storico
Mazzeo Antonio, giornalista
Mazzucco Massimo, giornalista e regista
Minà Gianni, giornalista
Morese Giuseppe, operaio Thyssenkrupp Torino
Pagliani Piero, pensionato
Palermi Manuela, giornalista
Palombo Marco, attivista Rete No War
Pallante Maurizio, saggista
Pellegrini Ferri Miriam, giornalista
Pepe Bartolomeo, senatore
Pesce Delfino Vittorio, antropologo
Pesce Ulderico, attore e regista
Pullini Pierpaolo, operaio Fincantieri Ancona
Riondino David, musicista
Salzano Edoardo, urbanista
Severini Maurizio, musicista
Slaviero Paolo, insegnante
Spetic Stoyan, senatore
Spinelli Vladimiro, operaio Vibac
Steri Bruno, Ass. Ricostruire il PC
Vattimo Gianni, filosofo
Vauro, disegnatore
Viale Guido, scrittore
Vindice Lecis, giornalista
Vlajic Gilberto, segretario Ass. Non Bombe ma solo Caramelle
Vitiello Giuseppe, scienziato
Zanotelli Alex, religioso 
Zucchetti Massimo, docente universitario

Sintesi del libro "IL SEGRETO DELLE TRE PALLOTTOLE"


"IL SEGRETO DELLE TRE PALLOTTOLE" di Maurizio Torrealta ed Emilio Del Giudice
 
 

Il libro descrive l'inchiesta, approfondita e rigorosamente documentata, realizzata da quattro giornalisti alcuni anni fa sull'impiego della fusione fredda nella fabbricazione delle armi nucleari di ultima generazione.
Le conclusioni dell'inchiesta sono queste:
• le ricerche militari per la realizzazione di ordigni nucleari di nuova generazione sono sempre andate avanti, in violazione dei trattati di non proliferazione nucleare
• le nuove bombe nucleari impiegano la "fusione nucleare fredda"
• vengono utilizzate dagli anni '90 da Stati Uniti e Israele contro le popolazioni "nemiche" indifese
Il libro descrive eventi drammatici che avvengono nel silenzio assoluto e nella totale ignoranza della gente.
I cosiddetti "paesi democratici" hanno bombardato Iraq, Kosovo, Afghanistan, Libano, Gaza con migliaia di tonnellate di bombe all'uranio "sporco" uccidendo milioni di persone innocenti, facendo stragi di bambini e facendo ammalare di tumore intere popolazioni a causa delle ricadute radioattive. I popoli "nemici" sono stati decimati e intere regioni inquinate per generazioni.
Le persone non sanno niente di queste cose e i mezzi di informazione non ne parlano. Il libro è quasi sconosciuto e difficilmente reperibile.
Nel 1989 i due autorevoli scienziati Fleischmann e Pons annunciarono di aver realizzato la "fusione fredda", reazioni nucleari a bassa energia. Certi metalli pesanti, come il palladio, se opportunamente "caricati" di idrogeno, fanno fondere i protoni (o i deutoni) in elio, liberando grandi quantità di energia. La scoperta venne rapidamente screditata come fasulla e i due scienziati furono ingiustamente insultati e disprezzati. Le loro carriere distrutte. Soltanto molti anni dopo, studi scientifici approfonditi hanno dimostrato che quei processi nucleari a bassa energia erano reali.
Si trattava di una scoperta fondamentale. Troppo fondamentale, fu proprio questo il problema. Troppa l'energia prodotta dalla nuova fusione fredda, e a costi irrisori, per non minacciare gli interessi delle potenti lobby dell'energia ricavata dagli idrocarburi. E per non minacciare anche i grandi progetti di ricerca scientifica sulla fusione calda (ad alta energia) che ricevevano ingenti finanziamenti. In pratica era energia illimitata a costo zero. Perciò le ricerche sulla fusione fredda terminarono, bandite e delegittimate dalla scienza ufficiale. Si scoprì che le redazioni di riviste scientifiche avevano subìto forti pressioni per mettere in cattiva luce la fusione fredda. Mallove, eminente ricercatore sulla fusione fredda, fu assassinato. Fleischmann e il fisico Preparata, altro importante ricercatore sulla fusione fredda, si ammalarono di un particolare tumore all'intestino. C'è il sospetto che siano stati avvelenati con polvere radioattiva. Preparata non ce l'ha fatta ed è morto.
Ma le ricerche sulla fusione fredda in realtà proseguirono, nascoste, sviluppate nel segreto dei laboratori scientifici militari. Perché dietro la fusione fredda c'era un processo fisico nuovo dalle notevoli potenzialità che poteva fornire enormi vantaggi economici e militari.
I militari hanno sviluppato una nuova tipologia di ordigni nucleari che, a differenza della bomba di Hiroshima, non richiedono più una massa critica per l'innesco, né l'arricchimento spinto dell'uranio nell'isotopo 235. Pur generando esplosioni della stessa energia o anche maggiore, queste nuove bombe sono molto più piccole in dimensioni ("pallottole", appunto) perché l'innesco è fornito dal "caricamento" del deuterio. Al momento dell'impatto del proiettile, il deuterio subisce la fusione fredda e fornisce l'energia per polverizzare l'uranio e innescarvi le reazioni nucleari di fissione, e quindi la violenta esplosione. Si può perfino regolare la quantità di radiazioni prodotte "sporcando" la bomba con l'uranio arricchito.
Ecco dunque cos'è il "segreto delle tre pallottole":
• prima pallottola e primo inganno: le pallottole all'uranio impoverito non esistono. Sono solo una copertura mediatica per mascherare l'utilizzo delle pallottole radioattive
• seconda pallottola e seconda inganno: le pallottole di uranio sporco (arricchito), fatte con le scorie dei reattori nucleari (e spacciate per pallottole all'uranio impoverito, non radioattivo), vengono impiegate per bombardare il territorio nemico allo scopo di inquinare l'area con i prodotti di fissione, per coprire gli effetti della terza pallottola
• terza pallottola: è la bomba nucleare all'uranio di ultima generazione, molto piccola in dimensioni, in cui il caricamento del deuterio innesca prima la fusione e poi la fissione.
Ormai il tema delle armi nucleari non viene più affrontato in pubblico perché i governi dovrebbero confessare di nascosto tutta una nuova generazione di ordigni nucleari all'uranio, e di averle già ripetutamente impiegate e sperimentate sulle popolazioni, a dispetto del trattato di non proliferazione.
Non esisterà mai un governo al mondo che ammetterà di aver fatto cose così orribili.



lunedì 30 marzo 2015

24 Marzo 1999 - Marzo 2015 : NOI NON DIMENTICHIAMO

Ringraziamo Enrico Vigna per i suoi scritti e il suo impegno nelle Associazioni CIVG e SOS Yugoslavia-SOSKosovo Metohija



    “…la guerra non è una canzone, che si può dimenticare
 la guerra è una favola funesta, che ogni giorno si manifesta…”
( Milena N. Kosovo, 12 anni )


“…Ho appena dato mandato al comandante supremo delle forze alleate in Europa, il generale Clark, di avviare le operazioni d'aria (ndt: bombardamenti aerei…) sulla Repubblica Federale di Jugoslavia…Tutti gli sforzi per raggiungere una soluzione politica negoziata alla crisi del Kosovo sono falliti e non ci sono alternative all'intraprendere l'azione militare…”.

Così, il 23 marzo 1999, l'allora Segretario generale della NATO J. Solana, davanti ai mass media del mondo, decretava l'inizio della fine della “piccola” Jugoslavia e del popolo serbo in particolare…

L'aggressione alla Repubblica Federale di Jugoslavia/ Serbia…era motivata dalla necessità di fermare una “pulizia etnica”, un “genocidio” e ripristinare i “diritti umani” nella provincia. Perché queste furono le tre basi fondanti su cui la cosiddetta Comunità Internazionale: cioè gli otto paesi più ricchi della Terra, cioè il loro braccio armato, la NATO (in quanto i governi dei 2/3 dell'umanità tra voti contrari e astensioni, erano contrari alla guerra) hanno decretato l'aggressione alla Jugoslavia il 24 Marzo 1999.
La realtà sul campo è esattamente il contrario delle verità ufficiali raccontate dalla NATO, dall’UNMIK, dall’OSCE o dalla cosiddetta Comunità Internazionale.

Dopo 15 anni dove sono la cosiddetta “pulizia etnica”, il “genocidio”, “le fosse comuni” con le decine di migliaia di albanesi kosovari dentro?
Quando, secondo i documenti CIA, FBI, OSCE, Unmik, NATO….a tutt’oggi:
sono stati ritrovati 2108 corpi di tutte le etnie;
secondo l’UNCHR i primi profughi sono stati registrati il 27 marzo 1999, cioè 3 giorni dopo l’inizio dei bombardamenti;
sono stati uccisi dal giugno ’99 in poi 3.000 serbi, rom, albanesi jugoslavisti, e di altre minoranze; sono stati rapiti 1300 serbi; oggi si sa (tramite le memorie della ex procuratrice del tribunale dell’Aja per la Yugoslavia, Carla Del Ponte) che loro sapevano dei 300 serbi rapiti dalle forze terroriste dell’UCK portati in Albania per estirpare loro gli organi ad uno ad uno.


24 marzo 2015 – Anniversario dell’aggressione della NATO alla Repubblica Federale Jugoslava

Il 24 marzo, ricorrono 16 anni dall’inizio dell’aggressione NATO alla Repubblica Federale di Jugoslavia.
Durante questa aggressione, che è durata 78 giorni, migliaia sono state le vittime, un gran numero sono state feriti e resi invalidi permanentemente.
Durante l’aggressione NATO contro la Repubblica Federale di Jugoslavia dal 24 marzo al 10 giugno 1999, l’aviazione della NATO ha effettuato numerosi attacchi, bombardando civili e obiettivi non militari.
Molti bambini sono periti durante questi attacchi, e sono anche  morti molti malati ricoverati negli ospedali, passanti, persone nelle strade, nei mercati, nelle colonne dei profughi.
Sono stati distrutti ospedali, abitazioni, scuole, ponti, chiese, monasteri.
Questi attacchi sono stati cinicamente definiti dagli ufficiali della NATO come danni collaterali, benché si trattasse di attacchi il cui obiettivo era di distruggere il morale della popolazione con l’intimidazione intenzionale come strumento.
Ecco alcuni esempi di bombardamenti in cui le vittime sono stati i civili :
4 aprile : stazione di riscaldamento urbano a Belgrado (un morto)
12 aprile : treno viaggiatori nella gola di Grdelica (20 morti)
14 aprile : una colonna di profughi in Kosovo (73 morti)
23 aprile : la sede della Radio-Televisione di Serbia (16morti)
1 maggio : un ponte in Kosovo (39 morti)
3 maggio : un bus nei pressi del villaggio Savine Vode in Kossovo (17 morti)
7 maggio : la città di Nis (17 morti)
8 maggio : un ponte a Nis (2morti)
13 maggio : un campo profughi in Kosovo (tra 48e 97 morti)
19 e 21 maggio : la prigione Durava nel Kosovo (23 morti)
30 maggio : il ponte nella città di Varvarin sul fiume Morava, durante una religiosa (10 morti tra i    quali una liceale Sanja Milenkovic  e un prete della locale chiesa)

Non è che un piccolo numero delle vittime civili dell’aggressione NATO.
Come esseri umani e come persone coscienti, abbiamo un obbligo morale di rendere omaggio a queste vittime e a tutte le altre vittime dell’aggressione.
In questa lunga lista di vittime menzioniamo la piccola Milica Rakic, una bimba di 2 anni della periferia di Belgrado, così come le piccole vittime della bombardamento della sezione infantile dell’ospedale Misovic a Belgrado e molti altri.
La rete stradale e ferroviaria distrutte, altrettanto un gran numero di fabbriche, di scuole, ospedali, installazioni petrolchimiche, di monumenti e siti culturali.
Il danno diretto è stato stimato in 100 miliardi di dollari americani.
Intere regioni della Serbia e in particolar modo, il Kosovo sono stati inquinati a causa dell’uso dell’uranio impoverito.
Le conseguenze per la popolazione e soprattutto per i nuovi nati si manifestano in orrende malformazioni che si acutizzano con il passare del tempo.                                                                                  Decine di migliaia di serbi resistenti, continuano a vivere in enclavi, tuttora protetti per evitare violenze ed assalti.
L’aggressione della NATO contro la R.F. di Jugoslavia ha rappresentato un colpo senza precedenti all’ordine giudiziario internazionale, ai principi delle relazioni internazionali e alla carta delle Nazioni Unite.
A seguito delle motivazione e delle sue conseguenze, quest’aggressione ha rappresentato il primo  avvenimento globale più importante dopo la Seconda Guerra Mondiale.
Si è trattato di una guerra contro l’Europa, le cui conseguenze si vedono oggi.
L’aggressione contro la Jugoslavia ha lastricato la strada per l’utilizzo unilaterale della forza nelle relazioni internazionali ed ai successivi attacchi all’Afghanistan, all’Iraq, alla Siria, alla Libia e in questi mesi i venti di guerra sono in Ucraina, ai confini della Russia.  
Durante questa aggressione una stretta alleanza tra la NATO e l’organizzazione terroristica, chiamata Armata di Liberazione del Kosovo (UCK) è stata realizzata, garantendo a questi ultimi la trasformazione da terroristi a governanti dell’attuale stato fantoccio del Kosovo.
Le conseguenze di questa alleanza si sono continuate a manifestare anche in questi 16 anni,  attraverso la continuazione di forme di intimidazione e terrorismo contro la popolazione serba ed ogni altra popolazione non albanese in Kosovo e Metohija; tra cui anche attacchi e distruzioni di monumenti della cultura cristiana, antifascista e jugoslavista.

sopra descritto sono stati gli avvenimenti accaduti dal 17 al 19 marzo 2004, quando i terroristi albanesi hanno cacciato altre migliaia di serbi dalle proprie case e distrutto altre 35 chiese e monasteri serbi risalenti al medio evo.
Le conseguenze di questa aggressione sono molteplici:
presenza e rete di collegamenti e di cellule jihadiste nei Balcani, sono documentati in alcune centinaia gli jihadisti kosovari partiti da lì per la Siria e la Libia, in questi ultimi anni.
L’impossibilità a tutt’oggi del rientro in Kosovo di 250.000 tra serbi e altre minoranze non albanesi, che furono cacciati dopo l’arrivo dell’UNMIK e della KFOR.
Pochissimi dei 150, tra chiese e monasteri, che sono stati distrutti, dal 10 giugno 1999, è stato ricostruito e tutto ciò malgrado le promesse fatte.
Sono tutti indifferenti nei confronti di tutto ciò ?
I Balcani, la Serbia e i paesi della regione necessitano di pace, di stabilità e di sviluppo.
Tutto ciò è possibile solo nel rispetto delle risoluzioni dell’ONU, sancite tra le parti nel 2000, alla cessazione dei bombardamenti, in particolare la Risoluzione 1244 che assicurava le garanzie ed i diritti uguali per tutte le popolazioni dell’area.
MA ESSA E’ TUTTORA CALPESTATA E RIMOSSA.

 Enrico Vigna, 24 marzo 2015          


“Ora viviamo come in gabbia, prigionieri, ma gli stranieri dicono che siamo liberi...”.


Forum di Belgrado per un mondo di eguali                                                               
Forum Belgrado Italia – Assoc. SOS Yugoslavia-SOS Kosovo Metohija