venerdì 27 febbraio 2015

La Palestina aspetta - I parlamentari italiani voteranno il riconoscimento?

 Sei milioni di ebrei annientati nella più crudele delle maniere,
Un genocidio imperialista da parte di eserciti fascisti, dalla storia bisogna imparare,
Le vittime si sono trasformate nei boia, ci si è scambiati i ruoli
Colonizzando territori Palestinesi,
nuovamente attentando al buonsenso

Seis miliones de judios aniquilados de la forma mas crual
Un genocido imperialista por ejercitos fascistas, de la historia hay que aprender
Las victunas se han convertido en los verdugos se vuelven del reves
Colonizando territorios Palestinos, de nuevo atentando a la sensatez
  

da bocchescucite.org 

Ramallah, giovedì 26 Febbraio 2015
Signori parlamentari,
domani, come ben sapete, è prevista la votazione per il riconoscimento dello stato di Palestina (in calce trovate il testo - NdB).
Se per qualche ragione questa decisione, peraltro soltanto simbolica, dovesse essere ancora ritardata, sappiate che questo popolo da 67 anni aspetta.

Aspetta ai checkpoint.
Aspetta per andare a scuola e a lavorare.
Aspetta per andare a visitare un parente e per curarsi.
Aspetta di avere libero accesso alla sua acqua.
Aspetta il permesso di costruire sulla propria terra.
Aspetta che si smettano di demolire le sue case.
Aspetta che cessino le discriminazioni.
Aspetta di poter avere un’economia autonoma.
Aspetta che si smetta di negare la sua storia.
Aspetta che vengano attuate decine di risoluzioni ONU e rispettate le convenzioni di Ginevra.
Aspetta che cessino le punizioni collettive.
Aspetta che finiscano le incarcerazioni senza accuse e senza processo.
Aspetta di poter decidere liberamente del proprio futuro.
Aspetta che si rompa il silenzio e cessi l’indifferenza.
Aspetta che finisca l’occupazione.
Aspetta sempre.
E malgrado tutto questo, esiste.

Rimandando questa decisione, direste ancora una una volta a questo popolo di aspettare.

Delegazione di Pax Christi Italia nei Territori Palestinesi Occupati
Per contatti con la delegazione: +972 54 31 76 361




Atto Camera:  Mozione 1-00675
presentato da PALAZZOTTO Erasmo testo di Mercoledì 26 novembre 2014, seduta n. 339  
La Camera,   
      premesso che:
i popoli israeliano e palestinese hanno diritto alla pace e alla sicurezza e ciò può essere garantito solo attraverso una forte azione da parte della comunità internazionale che porti ad una pace giusta e duratura basata sul rispetto del diritto internazionale e la piena applicazione delle risoluzioni del consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite;
 il 29 novembre del 2012, con la risoluzione numero 67/19, l'Assemblea generale delle Nazioni con una larghissima maggioranza, ha concesso lo status di osservatore permanente allo Stato di Palestina;
attualmente sono 135 i Paesi che hanno deciso di riconoscere unilateralmente lo Stato di Palestina, tra questi diversi membri dell'Unione europea: Svezia, Repubblica Ceca, Bulgaria, Cipro, Slovacchia, Ungheria, Malta, Polonia e Romania;
 in particolare, il giorno 30 ottobre 2014, Margot Wallstrom, Ministro degli esteri, ha annunciato che la Svezia ha riconosciuto lo Stato di Palestina attraverso il seguente annuncio: «Il governo svedese considera che i criteri del diritto internazionale per un riconoscimento dello Stato di Palestina sono rispettati: un territorio, «sebbene senza frontiere fisse» una popolazione e un governo (...) Il riconoscimento è un contributo ad un futuro migliore per una regione che per troppo a lungo è stata caratterizzata da negoziati congelati, distruzione e frustrazione»;
 il 3 ottobre 2014 il primo Ministro svedese Stefan Löfven, durante il suo discorso di insediamento in parlamento aveva detto che: «Il conflitto tra Israele e Palestina può essere risolto solo con la soluzione a due Stati, negoziata secondo i dettami del diritto internazionale. Una soluzione a due Stati richiede il riconoscimento reciproco e la volontà di una convivenza pacifica. Per questo la Svezia riconosce lo Stato di Palestina»;
 il giorno 13 ottobre 2014 la Camera dei comuni inglese ha approvato a larghissima maggioranza la seguente mozione per riconoscere lo Stato di Palestina: «Questa Camera crede che il Governo dovrebbe riconoscere lo Stato di Palestina oltre allo Stato di Israele, come contributo ad assicurare una soluzione negoziata dei due Stati»;
 analoghe iniziative a quelle della Camera dei Comuni britannica sono state prese dai Parlamenti di Irlanda, Spagna e Belgio, mentre il Parlamento francese voterà il 28 novembre una mozione per il riconoscimento dello Stato di Palestina;
 l'Italia ha votato a favore della risoluzione dell'Assemblea generale delle Nazioni che riconosce la Palestina come Stato osservatore delle Nazioni Unite e si è espressa da sempre sulla posizione «due Popoli due Stati», così come fa l'Unione Europea fin dal 1980, 

      impegna il Governo 
a riconoscere lo Stato di Palestina, così come è stato riconosciuto lo Stato di Israele, quale azione di politica estera che imprima una svolta positiva al necessario negoziato tra le parti per giungere alla soluzione «due popoli due Stati» e garantire la coesistenza nella libertà, nella pace e nella democrazia dei due popoli.

 (1-00675) «Palazzotto, Airaudo, Bruno Bossio, Franco Bordo, Capodicasa, Cenni, Cimbro, Cominelli, Costantino, D'Ottavio, Duranti, Ferrara, Fratoianni, Gandolfi, Giancarlo Giordano, Iori, La Marca, Kronbichler, Marcon, Matarrelli, Mattiello, Melilla, Migliore, Misiani, Mognato, Nicchi, Daniele Farina, Paglia, Pannarale, Pellegrino, Piras, Placido, Prina, Quaranta, Ricciatti, Romanini, Rossi, Sannicandro, Scotto, Zaccagnini, Zanin, Zaratti». 


  Non confondere la mia postura,
sono ateo, non credo in nessun Dio
non differenzio alle persone per la sua razza,
la sua cultura o la sua merda di religione
Solo condanno la sofferenza, l’ingiustizia e l’abuso di potere
Palestina è sottomessa alla più ostinata della guerre
L’opulenza d’Israele.

No cunfundas mi postura, soy ateo y no creo en ningun dios
No diferencio a las personas por su raza, su cultura o su mierda de religion
Solo cundeno el sufrimiento, la injustia y el abuso de poder
Palestina es sometida a la mas terca de las guerras, la opulencia de israël.


mercoledì 25 febbraio 2015

Ogni € speso per il Tav è un € rubato a qualcosa di utile per tutti.



Sabato 21 febbraio Torino si è svegliata più grigia del solito, ma decisa a gridare NO al TAV!
La pioggia lieve ma insistente non ha fermato tutti coloro che volevano dare solidarietà infatti erano presenti 10000 persone (chi ne dice 15000, la questura 4000).
La manifestazione si è si è svolta pacificamente, snodandosi tra Piazza Statuto e Piazza Castello.
C’erano giovani, più giovani, adulti e anziani, gente di città e gente di campagna, ognuno con il suo messaggio di dissenso da far sentire. 


Dissenso verso lo spreco di denaro, dissenso verso la distruzione di territorio meraviglioso, dissenso verso la prepotenza dei governanti, e dissenso verso la magistratura che condanna come terroristi che compie il gesto politico di distruggere gli oggetti distruttori del territorio.

Alternativa NordOvest ha ovviamente partecipato alla manifestazione.


Anonymous nel frattempo manifestava a modo
proprio mandando in tango down il sito del Cipe,
del tribunale di Torino e del sen Esposito.



Ricordiamo che il TAV è un progetto venuto alla luce 22 anni fa, in un contesto socioeconomico profondamente diverso e quindi con bisogni e peculiarità diverse.
Sullo sfondo si agita il fantasma degli sprechi inenarrabili e le infiltrazioni mafiose e di cricca.

Per dare una stima delle spese già effettuate per le TAV nel territorio italiano, ricordiamo che in Italia si è speso 73 milioni per km contro i 10 della Francia e i 9 della Spagna.

I sostenitori dell’opera, l’attuale governo e tutti i principali mass media parlano solo dei vantaggi, della necessità di portare a termine l’opera, anche forti del fatto che la Francia ha già speso circa 1 miliardo di euro per i tunnel geognostici che nel caso l’opera non si dovesse più compiere andrebbero rimborsati. Non viene però minimamente preso in considerazione l’impatto ambientale dell’opera e il fatto che proprio la Francia per nome dell’Agenzia Nazionale Ambiente di Parigi che invita a rivedere le stime progettuali proprio perchè in realtà sia il traffico passeggeri che il traffico delle merci ( l’Italia avrebbe appunto un utilizzo “misto” della linea ) è in stato assolutamente sovrastimato sin dai primi studi di fattibilità.

Il fatto che l’ultimo progetto sia denominato “Low cost” perchè attacca alla vecchia linea il nuovo tunnel risparmiando qualche miliardo di euro, è un motivo di orgoglio per i sostenitori, ma un segno del fallimento e dell’improvvisazione dell’opera per i contrari, visto che il nuovo tunnel andrà a bucare una montagna piena d’amianto con un cantiere infinito di 10-15 anni di lavori. In sostanza la TAV si preannuncia un opera antieconomica, laddove i costi enormi per sostenerla siano molto maggiori dei benefici che si ricavano. In effetti questo bisogno di velocità per l’import-export delle merci pare oramai anacronistico in una società che sia oramai consapevole che il futuro dipenda dal minor spreco energetico possibile per il consumo delle merci, e non viceversa, facendo si che queste connessioni intereuropee siano bisogni indotti, così come quello di andare da Milano a Parigi in 4 ore, esigenza che non può sicuramente essere interpretata dalla maggioranza della popolazione.

L’opera può risultare addirittura dannosa se si pensa all’impatto sulle falde acquifere, a 57 km di tunnel e alle tonnellate di amianto e di materiale tossico e alle migliaia di persone che si ammaleranno in conseguenza di questa “grande” opera.



Abbiamo raccolto dai Social Network varie immagini per documentare il successo della manifestazione, cosa che il MainStream non farà mai!




giovedì 19 febbraio 2015

21 febbraio - Torino, Piazza Statuto - SIAMO TUTTI NO TAV

 Una grande opera di importanza storica che questa nazione salverà.
Per la grande opera tutti i sudditi in città grideranno viva sua maestà.
Una grande opera macchina economica che i massoni rifocillerà.
E' la grande opera, stupido chi sciopera, quante bastonate prenderà.
"La Grande Opera" - Caparezza



mani_webAlternativa Nord-Ovest sarà presente sabato 21 in Piazza Statuto a Torino, alla manifestazione indetta dal Movimento NO TAV  a partire dalle ore 14.





La nostra associazione ha sempre espresso la propria solidarietà alle istanze promosse dal Movimento, in difesa del proprio splendido territorio da opere inutilmente costose e pericolosamente invasive.
Nella nostra visione del mondo non esiste spazio per “grandi opere” frutto di una mentalità che va definitivamente accantonata, perché portatrice di corruzione, malaffare, oltre che di una concezione totalmente errata della stessa Natura, potenzialmente disastrosa per i destini dell’umanità e del pianeta.

Gli ultimi provvedimenti giudiziari verso il Movimento suonano come una grave intimidazione da parte del sistema, cieco di fronte all’evidenza dei fatti, arroccato su posizioni che appaiono sempre più anacronistiche e pericolose.

E’ importante esserci, in un momento di evidente risveglio delle coscienze, nonostante i tentativi dell’apparato mediatico di anestetizzare l’opinione pubblica.
Esserci per spirito di solidarietà, per comunanza e per contribuire a mostrare che “l’Alternativa c’è”: alla TAV così come a tutto il mondo, marcio, che le ruota intorno.


Sabato 21 febbraio manifestazione popolare notav a Torino (appello)

mercoledì 4 febbraio 2015

L’Ungheria desidera partecipare al Turk Stream




 This article originally appeared at Business New Europe

L’Ungheria è stata, forse, la più entusiasta tra i potenziali stati per il South Stream ed ora cerca opzioni alternative per assicurarsi l’approvvigionamento del gas.

L’Ungheria fa pressioni per istituire il progetto per accumulare gas dal gasdotto “Turk Stream” proposto dalla Russia e trasportarlo in Europa Centrale, ha detto il Ministro degli Esteri Peter Szijjarto il 26 Gennaio.
 
Ad una conferenza in Turchia, Szijjarto ha detto che a Budapest hanno già preso il via i colloqui con la Grecia, la Macedonia e la Serbia su un potenziale percorso per trasportare parte del gas che Mosca vuole trasferire ad un deposito ai confini Turchia-Grecia.

L’Ungheria e la Serbia stanno ancora soffrendo per la cancellazione del gasdotto South Stream della Gazprom. Il South Stream era stato previsto per il trasporto, sotto il mar Nero, di 63 miliardi di metri cubi di gas dalla Russia verso l’Europa, aggirando l’Ucraina. Era stato progettato per attraversare Bulgaria, Serbia e Ungheria, per finire in Austria, ma alla fine è stato vittima della sua debole economia e le tensioni crescenti tra Mosca e l’Unione Europea.
Mentre a Dicembre suonava la campana a morto del South Stream, il presidente Vladimir Putin a sorpresa ha detto che Gazprom potrebbe invece decidere di forzare l’esportazione verso l’Europa attraverso la Turchia.
La capacità annuale di questa nuovo percorso, chiamato Turk Stream, è già pianificata a 63 miliardi di metri cubi, secondo Gazprom. La Turchia assorbirebbe 14 miliardi di metri cubi, ed il resto verrebbe trasferito ad un deposito ai confini con la Grecia per poi transitare verso altre nazioni Europee.
La situazione ha favorito il riposizionamento dei precedenti partners del South Stream –ed altri- appena capita l’opzione di ritornare a bordo del treno pieno di soldi facili prima che lo facciano altri.
Se o quando Mosca e Ankara arriveranno all’accordo finale sul nuovo gasdotto verso la Turchia, Budapest avvierà i colloqui sul transito del gas russo dalla Turchia all’Europa, ha detto un funzionario ungherese. “Il nostro scopo ora è di preparare gli investimenti attraverso i quali il gas fornito alla Turchia può essere trasportato all’Europa centrale, “ha spiegato Szijjarto”, secondo il Portfolio.hu
“Abbiamo già iniziato le negoziazioni con la Serbia e la Macedonia per un possibile nuovo percorso di consegna. Ci piacerebbe entrare in contatto con il nuovo governo greco il più presto possibile” ed ha continuato “Ci stiamo consultando con la Commissione Europea su quale aiuto finanziario potrebbe fornire l’Unione Europea”
L’Ungheria è stata forse la più entusiasta di essere uno degli stati del South Stream, e ora sta cercando opzioni alternative per assicurarsi le forniture del gas. Attualmente Ungheria ottiene la maggior parte del suo gas dalla Russia attraverso l'Ucraina.
Nello stesso tempo, sta cercando di assicurarsi le ingenti tasse di transito ed altri benefici che matureranno per l’angolo sud-est dell’Europa, economicamente in difficoltà. Il governo del primo Ministro dell’Ungheria Viktor Orban si era preparato, per il progetto ormai defunto, a subentrare sul grosso delle infrastrutture per il gas accettando un costo più alto per le casse dello stato
Percorso ad ostacoli
Tuttavia, c’è più di un ostacolo potenziale. L’Ungheria –come  la Bulgaria e la Slovacchia che si trovano lungo la via principale dall’Ucraina all’Europa, sono stati delusi dal South Stream - sta spingendo per risolvere il problema principale: al momento, non esiste alcuna infrastruttura europea per raccogliere il gas dal confine turco.
Il capo responsabile per l’energia dell’Unione Europea, Maros Sefcovic, ha detto al Wall Street Journal il 22 Gennaio che il piano della Russia “potrebbe non funzionare”. Il CEO di Gazprom, Alexei Miller, come riferito ha detto alla Commissione Europea, in un incontro a Mosca all’inizio di questo mese, che la Unione Europea deve iniziare la costruzione delle condotte al confine tra Grecia e Turchia da “oggi”, se vogliono ricevere gas dalla Russia dopo il 2019.
Sefcovic sostiene anche che la capacità del Turk Stream è di gran lunga superiore della domanda della Turchia e del Sud-Est Europeo.
Allo stesso tempo, Gazprom è occupata a celebrare il suo nuovo accordo sul gas con la Cina. Firmato l’anno scorso dopo oltre un decennio di trattative, l’accordo offre alla compagnia russa la prima significativa chance per diversificare la fornitura ai soli clienti Europei.
Ma la costruzione di vie di approvvigionamento, sia ad est che a sud, potrebbe essere difficile per Gazprom. ” Le sanzioni finanziarie potrebbero impedire alla compagnia di essere in grado di finanziare contemporaneamente una serie di grandi progetti di gasdotti di esportazione”, suggeriscono gli analisti dell’Istituto per lo Studio sull’Energia di Oxford

Intanto, Ankara e Mosca hanno qualche disaccordo sulla percorso del progetto. La Turchia da parte sua, ha fatto notare che è stato siglato, fino ad ora, solo un protocollo di intesa.  
Il corridoio del sud
Il piano annunciato dalla Russia di deviare tutte le esportazioni del gas dall’Ucraina sul nuovo percorso turco, ha rinvigorito le discussioni sul progetto del “Corridoio del Sud” per spillare il gas non russo, come forma di sicurezza energetica dell’Europa del Sud-Est.
La Slovacchia, sollevata dalla scomparsa del South Stream si è mossa repidamente nel proporre “l’Anello dell’Est” che dovrebbe legare la sua rete a quella della Romania e avanti verso la Bulgaria per offrire la fornitura all’Unione Europea.
Funzionari di Bratislava, intanto, si sono incontrati con i loro pari dell’Azerbaijan, produttori di gas, il 26 Gennaio, dove hanno parlato di un enorme potenziale nel transito dell’energia. L’Azerbaijan è previsto che pompi 16 miliardi di metri cubi del suo gas in Italia, attraverso la Turchia e i Balcani, nel 2019. L’Anello dell’Est potrebbe potenzialmente permettere alla Slovacchia di collegarsi al gasdotto Tanap, pianificato della Turchia, che trasporterà il gas degli azeri attraverso la Turchia.
Intanto, la proposta russa di spostare la fornitura di gas al sud tiene i consumatori europei sul filo. L’Ungheria sta cercando di raddoppiare l’ammontare di gas che hanno in deposito per i russi. In base ad un accordo preesistente, il gigante del gas russo Gazprom può immagazzinare fino a 70 miliardi di metri cubi nel paese.
Resta da vedere se l’Ungheria si assicurerà l’accordo per immagazzinare più gas russo, che sarà probabilmente uno dei maggiori punti di discussione durante la visita di Putin il mese prossimo a Budapest. Il desiderio di legarsi al Turk Stream è presumibilmente all’ordine del giorno.
Il viaggio del presidente russo del prossimo 17 Febbraio in Ungheria è circondato dalle speculazioni, con dicerie circolanti che Budapest è pronta a vendere una parte dei sui asset del gas a Mosca. I funzionari hanno negato piani di questo tipo.
Comunque, al di là del controverso invito a Putin, l’entusiastico incoraggiamento dell’Ungheria sul Turk Stream farà poco per migliorare la posizione di Orban nei confronti degli Stati Uniti e Unione Europea, che vogliono assicurarsi quanta più leva possibile sulla Russia poiché la guerra nel Donbass si intensifica una volta ancora.

Note del traduttore:
Tutta la zona è in subbuglio per chi arriva prima a trovare un accordo con la Russia e non con la cosiddetta Europa. Grecia, Bulgaria, Ungheria Turchia. Tutto il sud-est asiatico è in fermento. Gli affari sono affari e se c’è da sfanculare la Germania e soci così sia. Finale: non è mai esistita un’Europa unita, né mai lo sarà, se non sotto una potenza straniera. USA o Russia o Cina che sia. Vedremo. Ma ci rendiamo conto che tutto gira intorno al polo energetico. Vero punto cruciale, da seguire, da analizzare.

Tradotto da Fortunato di Alternativa Nord-Ovest  per www.cultureweapon.blogspot.it