giovedì 9 aprile 2015

#NoGuerra #NoNato

Portare l'Italia fuori dal sistema di guerra

Attuare l'articolo 11 della Costituzione

L'Italia, facendo parte della Nato, deve destinare alla spesa militare in media 52 milioni di euro al giorno secondo i dati ufficiali della stessa Nato, cifra in realtà superiore che l'Istituto Internazionale di Stoccolma per la Ricerca sulla Pace quantifica in 72 milioni di euro al giorno.  Secondo gli impegni assunti dal governo nel quadro dell'Alleanza, la spesa militare italiana dovrà essere portata a oltre 100 milioni di euro al giorno.
È un colossale esborso di denaro pubblico, sottratto alle spese sociali, per un'alleanza la cui strategia non è difensiva, come essa proclama, ma offensiva.  Già il 7 novembre del 1991, subito dopo la prima guerra del Golfo (cui la NATO aveva partecipato non ufficialmente, ma con sue forze e strutture) il Consiglio Atlantico approvò il Nuovo Concetto Strategico, ribadito ed ufficializzato nel vertice dell'aprile 1999 a Washington, che impegna i paesi membri a condurre operazioni militari in "risposta alle crisi non previste dall'articolo 5, al di fuori del territorio dell'Alleanza",  per ragioni di sicurezza globale, economica, energetica, e migratoria.
Da alleanza  che impegna i paesi membri ad assistere anche con la forza armata il paese membro che sia attaccato nell'area nord-atlantica, la Nato viene trasformata in alleanza che prevede l'aggressione militare.
La nuova strategia è stata messa in atto con le guerre in Jugoslavia (1994-1995 e 1999), in Afghanistan (2001-2015), in Libia (2011) e le azioni di destabilizzazione in Ucraina, in alleanza con forze fasciste locali, ed in Siria. Il Nuovo concetto strategico viola i principi della Carta delle Nazioni unite.
Uscendo dalla Nato, l'Italia si sgancerebbe da questa strategia di guerra permanente, che viola la nostra Costituzione, in particolare l'articolo 11, e danneggia i nostri reali interessi nazionali.  L'appartenenza alla Nato priva la Repubblica italiana della capacità di effettuare scelte autonome di politica estera e militare, decise democraticamente dal Parlamento sulla base dei principi costituzionali.  La più alta carica militare della Nato, quella di Comandante supremo alleato in Europa, spetta sempre a un generale statunitense nominato dal presidente degli Stati uniti. E anche gli altri comandi chiave della Nato sono affidati ad alti ufficiali statunitensi. La Nato è perciò, di fatto, sotto il comando degli Stati uniti che la usano per i loro fini militari, politici ed economici.
L'appartenenza alla Nato rafforza quindi la sudditanza dell'Italia agli Stati uniti, esemplificata dalla rete di basi militari Usa/Nato sul nostro territorio che ha trasformato il nostro paese in una sorta di portaerei statunitense nel Mediterraneo.  Particolarmente grave è il fatto che, in alcune di queste basi, vi sono bombe nucleari statunitensi e che anche piloti italiani vengono addestrati al loro uso. L'Italia viola in tal modo il Trattato di non-proliferazione nucleare, che ha sottoscritto e ratificato. L'Italia, uscendo dalla Nato e diventando neutrale, riacquisterebbe una parte sostanziale della propria sovranità: sarebbe così in grado di svolgere la funzione di ponte di pace sia verso Sud che verso Est.

Sostieni la campagna per l'uscita dell'Italia dalla Nato per un'Italia neutrale. 
LA PACE HA BISOGNO ANCHE DI TE
 
 Chiediamo a tutti i firmatari di condividere nella propria pagina Facebook l’invito a firmare, inserendo, ad esempio, in copertina l’immagine a lato.
 
Il sito web http://www.noguerranonato.it raccoglierà tutti la documentazione utile, che sarà possibile scaricare gratuitamente.

Questo è un video da condividere per ampliare la campagna di raccolta firme: https://www.facebook.com/video.php?v=423761271128423

Il 21 aprile, dalle ore 11 alle 13, presso la Sala ISMA del Senato, in piazza Capranica, 72 a Roma, si terrà la conferenza stampa di presentazione dell’iniziativa. Tra i relatori Manlio Dinucci, che ha scritto il testo dell’appello, Giulietto Chiesa, Ferdinando Imposimato, Luciano Canfora, Vauro. 
Stiamo tutt’ora verificando la presenza di Dario Fo, che ha firmato l’appello.




Firmatari in ordine alfabetico:

Albanesi Mario, giornalista
Alciator Chiesa Agostino, diplomatico
Alleva Piergiovanni, giuslavorista
Amoretti Scarcia Bianca Maria, docente universitaria
Apicella Vincenzo, disegnatore
Barbarossa Romano, operaio Acciaierie Terni
Becchi Paolo, docente universitario
Belardinelli Alessandro, operaio Whirpool-Indesit
Benigni Glauco, giornalista
Bongiovanni Giorgio, direttore Antimafia2000
Boylan Patrick, cittadino USA, docente universitario
Brandi Vincenzo, ingegnere
Bottene Cinzia, attivista
Braccioforte Martino, operaio Riva Acciaio Terni
Brotini Maurizio, sindacalista
Bulgarelli Mauro, senatore
Cabras Pino, direttore Megachip
Cacciari Paolo, esponente politico
Cacciarru Alberto, operaio Alcoa Sulcis
Calderoni Maria Rosa, giornalista
Canfora Luciano, filologo
Cardini Franco, storico
Cao Mariella, attivista
Capuano Enrico, musicista
Castellani Mirko, operaio La Folgore Prato
Castrale Francesco, operaio Akerlund and Rausing
Catone Andrea, direttore rivista MarxVentuno
Celestini Ascanio, attore
Cernigoi Claudia, storica
Chiesa Giulietto, giornalista
Cicalese Pasquale, economista
Cipolla Nicola, senatore 
Cocco Giovanni, docente universitario
Correggia Marinella, ecopacifista Rete No War
Cremaschi Giorgio, sindacalista
Crippa Aurelio, senatore
Cristaldi Mauro, scienziato
D’Alessio Ciro, operaio Pomigliano d’Arco
D’Andrea Filomena, cantautrice
De Iulio Pier Francesco, direttore Megachip
De Lorenzo Francesco, ingegnere
De Pin Paola, senatrice
De Santis Paolo, docente universitario
Dinucci Manlio, giornalista
D’Eliso Filippo, compositore
D’Orsi Angelo, docente universitario
Donati Mirko, operaio Teleco S.p.A.
Fisicaro Anita, attivista Rete No War
Fo Dario, Premio Nobel, autore e attore
Fo Jacopo, scrittore
Foa Marcello, giornalista
Franzoni Dom, teologo
Galli Giorgio, politologo
Gemma Mauro, direttore sito web “MarxVentuno”
Germano Roberto, scienziato
Gesualdi Francesco, saggista
Giacomini Ruggero, storico
Giannini Fosco, senatore
Giannuli Aldo, docente universitario 
Ginatempo Nella, attivista Rete No War
Girasole Mario, operaio Fiat Mirafiori
Girasole Tommaso, operaio Samar
Grimaldi Fulvio, giornalista
Guidetti Serra Gabriella, attivista Rete No War
Imposimato Ferdinando, magistrato
Kersevan Alessandra, storica
La Grassa Gianfranco, giornalista
Losurdo Domenico, filosofo
Macchietti Loredana, Editore rivista Latinoamerica e tutti i sud del mondo
Manisco Lucio, giornalista
Manca Luigi, operaio Carbosulcis
Manduca Paola, docente universitaria
Marino Luigi, direttore rivista “MarxVentuno”
Matiussi Dario, storico
Mazzeo Antonio, giornalista
Mazzucco Massimo, giornalista e regista
Minà Gianni, giornalista
Morese Giuseppe, operaio Thyssenkrupp Torino
Pagliani Piero, pensionato
Palermi Manuela, giornalista
Palombo Marco, attivista Rete No War
Pallante Maurizio, saggista
Pellegrini Ferri Miriam, giornalista
Pepe Bartolomeo, senatore
Pesce Delfino Vittorio, antropologo
Pesce Ulderico, attore e regista
Pullini Pierpaolo, operaio Fincantieri Ancona
Riondino David, musicista
Salzano Edoardo, urbanista
Severini Maurizio, musicista
Slaviero Paolo, insegnante
Spetic Stoyan, senatore
Spinelli Vladimiro, operaio Vibac
Steri Bruno, Ass. Ricostruire il PC
Vattimo Gianni, filosofo
Vauro, disegnatore
Viale Guido, scrittore
Vindice Lecis, giornalista
Vlajic Gilberto, segretario Ass. Non Bombe ma solo Caramelle
Vitiello Giuseppe, scienziato
Zanotelli Alex, religioso 
Zucchetti Massimo, docente universitario

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