giovedì 3 settembre 2015

"Non c'è due senza te" con Belen Rodriguez, maschilismo rigurgitato e finanziato.




Ecco un film, bello o brutto non so esprimermi perchè non sono amante delle commedie, da vedere per capire. Capire l' attuale società italiana, capire le dinamiche del sessismo, capire anche se possiamo avere degli atteggiamenti sessisti oppure se magari ci può scappare una frase omofoba senza rendercene conto.
Insomma in questo film i personaggi ci dicono come non comportarci se vogliamo essere evoluti come aspiriamo; l'unico che si salva è il povero ragazzino che si trova a vivere tra bigotti, intolleranti e bambinoni cresciuti.


All'inizio del film possiamo vedere l'elenco degli sponsor che, consapevoli o meno, hanno contribuito alla realizzazione di questo capolavoro attuale di rappresentazione made in Italy.
Vi invito a guardarlo e a guardare anche un video di commento di Barbie Xanax, perchè analizza bene i personaggi e il loro sviluppo nel corso della storia.

  Dopo aver visto tutto il film l'ho rimesso da capo per vedere bene i geni che hanno dato i loro soldi per questa produzione.
Scorrono le immagini....
in associazione con: FARAM, CINEFINANCE, BANCA ALPI MARITTIME, COTRIL the heart of beauty, TENUTA CARRETTA, SERVICEBLU, APRI nuove soluzioni.
 Strabuzzo gli occhi quando appare sullo schermo:
FILM RICONOSCIUTO DI INTERESSE CULTURALE CON SOSTEGNO DAL MINISTERO DEI BENI E DELLE ATTIVITA'CULTURALI - DIREZIONIE GENERALE PER IL CINEMA
 continua...

FILM REALIZZATO CON IL SOSTEGNO DELLA
FILM INVESTIMENTI PIEMONTE E RILM COMMISSION TORINO PIEMONTE E DULCISI IN FUNDO
OPERA REALIZZATA CON IL SOSTEGNO DELLLA REGIONE LAZIO FONDO REGIONALE PER IL CINEMA E L'AUDIOVISIVO.
Mentre mi alzo dal divano, mi esce: No, vabbè Maria... io esco! :-)


Vi incollo la recensione di MyMovies, che trovo completa e ben scritta. Potete trovarne altre che non pongono l'attenzione sul maschilismo dilagante del film.

Moreno è un arredatore narcisista e pieno di sé. Alfonso è il suo compagno, "la massaia di casa", con il sogno del matrimonio e della paternità. Nel loro collaudato rapporto entra prima Niccolò, figlio della sorella di Alfonso, che si installa in casa della coppia per tre mesi, e a cui Alfonso deve nascondere la propria omosessualità. Poi sopraggiunge Laura, una bella insegnante di spagnolo che incarica Moreno di arredarle l'appartamento e si infatua di lui, che la ricambia nonostante continui a professarsi gay. Completa il quadro la signora Capasso, vicina di casa di Alfonso e Moreno, acida e omofoba.
Sono infiniti i cliché che Non c'è due senza te riesce a inanellare, dall'omosessualità da tenere nascosta ai famigliari alla "checcaggine" costantemente esibita, dalla rigida divisione dei ruoli domestici alla necessità, per Moreno, di andare dallo psichiatra (nemmeno lo psicologo). Ma qui tutto è stereotipato, anche la napoletanità della Capasso, il carrierismo della sorella di Alfonso, lo psichiatra represso, gli amici trash della coppia gay, e via elencando.
È evidente che, essendo il terreno quello della farsa, qualche macchietta ci può stare, ma in Non c'è due senza te la recitazione è costantemente sopra le righe e le dinamiche, soprattutto quelle fra Moreno e Alfonso, sono già viste, anche cinematograficamente, e restano ferme agli anni Settanta (Il vizietto docet). La sceneggiatura è disseminata di dettagli improbabili, dalla scelta della madre di Niccolò di lasciare il figlio per tre mesi dallo zio, che convive con il compagno, senza rivelargliene l'omosessualità, alla totale cecità di Laura di fronte a Moreno che pare la caricatura della uberqueen.
In Non c'è due senza te donne e uomini vengono raccontati secondo il filtro del maschilismo italico che riduce le persone a stereotipi da vignetta della Settimana Enigmistica. Non aiuta il fatto che Moreno e Alfonso siano interpretati da Fabio Troiano (anche coautore del soggetto e della sceneggiatura) e Dino Abbrescia esattamente come in Cado dalle nubi di Checco Zalone, dove erano Alfredo e Manolo, con l'aggravante che qui sono i protagonisti della storia, e quindi un minimo di approfondimento sarebbe stato necessario. Si salva solo il bambino, Samuel Troiano (nipote di Fabio), che riesce miracolosamente a mantenere freschezza e credibilità (soprattutto nei siparietti con Abbrescia, un grande attore qui sprecato) a dispetto del copione.

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