di Gaspare
Jean
(TTPI= Transatlantic Trade and
Investiment
Partnership)
(TISA= Trade in
Service Agreement)
L’industria farmaceutica italiana, legata
tradizionalmente
all’industria chimica, è sempre stata influenzata dalla forte
dipendenza
del mercato italiano dall’estero; secondo Negri Zamagni
(“L’industria nei 150 anni dell’Unità d’Italia”
Il Mulino 2012) nel 1968 gruppi farmaceutici esteri occupavano il 72%
del
mercato italiano del farmaco; tra i gruppi italiani il più forte era
Montedison
con solo il 4% seguito da Carlo Erba al 3,2%. Dopo la crisi
dell’industria chimica italiana la produzione italiana di farmaci è per
l’80% controllata da capitali stranieri, però con un saldo positivo con
l’estero (almeno fino al 2008). Ne deriva che “ l’Italia è
una sorta di piattaforma produttiva per l’Europa da parte delle
multinazionali del farmaco”
Inoltre brevetti di importanti molecole che
l’industria
farmaceutica italiana aveva sintetizzato come le antracicline (usate in
terapia
antitumorale) o la rifamicina ( antibiotico) sono state negli anni
’90
vendute ad industrie estere.
Negli anni ’70-’80 erano forti le critiche
del PCI al
Ministero della Sanità che preferiva introdurre ticket sui farmaci
invece di
sfoltire il Prontuario terapeutico da farmaci inutili, aprire il canale
commerciale dei farmaci generici, sostenere la produzione di farmaci
innovativi
.
Sta di fatto che ora dobbiamo fare i conti
colla forte penetrazione di
farmaci esteri, fonte di gravi distorsioni; il Centro oncologico di
Aviano è
in prima fila nel denunciare che le multinazionali tolgono dal mercato
farmaci
vecchi ma essenziali, se il loro prezzo (stabilito dal Ministero della
Salute)
non le soddisfa; un elenco dei farmaci che case farmaceutiche e
grossisti fanno
mancare anche per numerose settimane è consultabile su www.quotidianosanita.it
del 19.11.2014. L’opinione pubblica è stata frastornata dal caso “
Avastin-Lucentis” in cui Roche e Novartis si sono spartite il mercato
degli inibitori della crescita vascolare in modo da non farsi
concorrenza.
D’altra parte nelle gare d’appalto dei farmaci per gli Ospedali le
ditte si sono già spartite il territorio (la mia esperienza riguarda
la
Lombardia) in modo che la stessa ditta fa sconti elevati all’ospedale X
e
la ditta concorrente all’ospedale Y.
Ma in questi ultimi mesi il caso più
eclatante riguarda gli antivirali
innovativi per la cura dell’Epatite da virus C (HCV) il cui prezzo è
così elevato da minacciare la sostenibilità economica del SSN.
Situazioni del
genere si pensava fossero confinate ai paesi in via di sviluppo, che
non
potevano comperare gli antivirali contro l’AIDS, ora avvengono anche in
Europa
Quali sono i termini della questione?
Da qualche mese sono stati introdotti in
commercio antivirali attivi
contro il HCV ; un ciclo di cura di 24 settimane costa 60.000 €; dato
che il farmaco non è somministrato solo ma unitamente ad altri farmaci
(ribavirina ed interferon) ogni ciclo di cura costa circa 100.000 €.
In
Italia le persone infettate da HCV sono stimate in 1,2 milioni (la più
elevata
percentuale in U.E.); i casi più gravi (epatiti aggressive, cirrosi
epatica,
trapiantati di fegato, ecc) sono circa 400.000.
Cosa fare allora?
a)
Ridurre
il numero di farmaci forniti dal SSN,
al fine di avere maggiori disponibilità per l’acquisto di farmaci
innovativi, Questo sarebbe possibile dato che numerosi farmaci del
Prontuario Terapeutico sono del tutto simili ad altri farmaci di costo
inferiore; sono i farmaci cosidetti ”me too” che diversificano
dagli originali per piccoli dettagli, che non ne modificano l’
efficacia
né eventuali effetti collaterali. Inoltre un numero maggiore di farmaci
equivalenti potrebbe essere utilizzato dagli specialisti che invece
continuano
a prescrivere farmaci branded; qualche sforzo da parte del Ministero
della
Salute c’è stato, ma del tutto insufficiente. Un provvedimento del
genere
potrebbe anche abolire i tickets sui medicinali.
b)
Contrattare
colla Casa produttrice un prezzo inferiore,
impegnandosi ad acquistare un determinato quantitativo. L’industria
(Gilead) non ha però accettato questa negoziazione. Invece la ditta
Jansen-Cilag ha accettato queste condizioni per il un farmaco
anti-HCV.
c)
Limitare
il numero dei soggetti trattati e
dei centri che eseguono queste terapie. Questo viene fatto in tutti i
Paesi
occidentali (tranne la Germania che ha relativamente meno casi di HCV),
selezionando casi gravi che potrebbero avere i migliori benefici dalla
terapia.
La prima limitazione, che sarebbe la più
corretta ed equa, va contro le
politiche sempre fatte dal Ministero della Salute italiano che si dice
preoccupato per la tenuta dell’industria farmaceutica in Italia e
della
occupazione nel settore.
Ad ogni modo le tre soluzioni prospettate
sono possibili oggi; ma lo
saranno domani?
NO! Se sarà approvato il TTPI. In questo
caso la Gilead potrebbe
denunciare il Ministero della Salute di ostacolare la libertà di
mercato ed
impedire, ad esempio, che un portatore sano di HCV si sterilizzi (tra
l’altro se questa nuova terapia fosse efficace in ogni circostanza si
impedirebbe che i portatori di HCV infettino altre persone).
Sia il TTPI che il meno noto TISA (che
vorrebbe privatizzare servizi
sociali e beni comuni) sono gli ultimi atti di una fase del capitalismo
iniziata nel 1989 (Muro di Berlino) caratterizzata da un progressivo aumento del potere degli affari
e da una
diminuzione del potere degli Stati.
Viene quindi fortemente depotenziata la
possibilità di contrattare
politiche egualitarie ed universalistiche nel campo della sanità, delle
politiche sociali, dell’istruzione.
G. Maciocco giustamente sottolinea che
l’approvazione di questi
trattati (per ora segreti) (www.sossanita.it
, 19.10.2014) mette in gioco non solo i servizi di welfare di tutta
Europa, ma
la stessa democrazia.
In Inghilterra i laburisti inglesi hanno
minacciato Cameron (www.saluteinternazionale.info
,ottobre 2014) che non voteranno il TTPI se non saranno contenute
clausole
esplicite che sottrarranno il Servizio Sanitario alla sua influenza.
E’ un po’ poco, ma meglio che in Italia dove
solo la
trasmissione televisiva “Report” ha sollevato il problema seppure
limitato alla industria alimentari e all’ambiente; così se uno Stato,
per esempio, impedisce che un additivo alimentare sia usato, potrà
essere
denunciato ad un organismo da creare (ça va sans dire, asservito al
liberalismo
più sfrenato) che giudicherà se quello Stato ha leso gli interessi di
quella
multinazionale, ostacolando la libertà di mercato.
Come detto, le trattative che porteranno alla
stesura dei due trattati,
TTPI e TISA, sono occulte e svelate solo grazie alla denuncia di
WikiLeaks (www.resistenze.org
N° 505); queste
trattative sono iniziate nel 2012 e dovrebbero terminare nel 2015. Il
TISA ha
già prodotto un documento atto a liberalizzare i prodotti finanziari
sottraendoli
a qualsiasi controllo statale secondo un modello di
autoregolamentazione.
I Parlamenti di numerosi Stati Europei hanno
già discusso le linee
fondamentali di questi trattati; i parlamentari italiani, come appare
nella
citata puntata di Report, sono in genere all’oscuro di queste manovre.
Inoltre sulla stampa medica inglese, in
primis Lancet, si è
sottolineato il pericolo che questi trattati rappresentano per il
sistema
sanitario inglese, cosa che ha portato all’interrogazione parlamentare
del Partito Laburista. E in Italia?
Il SSN viene indebolito con tagli alle
risorse nell’indifferenza
generale (solo i malati che non trovano le prestazioni richieste se ne
accorgono, ma la loro situazione di debolezza impedisce di
protestare).Non
abbiamo neppure più un timido partito come il laburista inglese che
solleva la
questione
Inutile cercare qualcosa nel fragile
documento sulla Sanità elaborato
dai “renziani” alla Leopolda, dove sono contenute solo proposte
“di buon senso”: eliminare sprechi ma non servizi, necessità di
innovazioni non solo tecnologiche ma organizzative, formazione di una figura di medico capace di lavorare più sul territorio che in ospedale, ecc.
innovazioni non solo tecnologiche ma organizzative, formazione di una figura di medico capace di lavorare più sul territorio che in ospedale, ecc.
Il documento però è palesemente reticente;
per capirne di più bisogna
leggere il libro di Yorem Gutgel ( economista di riferimento di Renzi)
“Più uguali, più ricchi”.
L’universalismo dell’attuale SSN viene
sostituito da un
“universalismo selettivo” dove le assicurazioni specificano in
dettaglio i livelli di prestazioni che i fornitori (privati e
pubblici) devono
garantire in base a quanto uno paga.
Inoltre si incentiva la penetrazione di
fornitori privati di servizi
sanitari negli ospedali ed ambulatori pubblici, così che le
istituzioni
dovranno limitarsi a controllare la trasparenza degli appalti.
Naturalmente i servizi di piccole dimensioni
sono poco economici e non
rendono se non dotati di alte tecnologie; quindi chiusura di tutti i
piccoli
ospedali , anche se ubicati in zone poco popolate, e loro
trasformazione in
lungodegenze dove si pagano i servizi alberghieri.
Con queste premesse è illusorio che il
Governo contrasti TTPI e TISA
che ,tra l’altro, potrebbero favorire l’arrivo di servizi o anche
professionisti
esteri meno pagati degli italiani.
Nessun commento:
Posta un commento