giovedì 4 dicembre 2014

Produzione e costo dei farmaci: quali pericoli dal TTPI e TISA?


di Gaspare Jean

(TTPI=  Transatlantic Trade and Investiment Partnership)
(TISA= Trade in Service Agreement)
 
L’industria farmaceutica italiana, legata tradizionalmente all’industria chimica, è sempre stata influenzata dalla forte dipendenza del mercato italiano dall’estero;  secondo Negri Zamagni (“L’industria nei 150 anni dell’Unità d’Italia”  Il Mulino 2012) nel 1968 gruppi farmaceutici esteri occupavano il 72%  del mercato italiano del farmaco; tra i gruppi italiani il più forte era Montedison con solo il 4%  seguito da Carlo Erba al 3,2%.  Dopo la crisi dell’industria chimica italiana la produzione italiana di farmaci è per l’80% controllata da capitali stranieri, però con un saldo positivo con l’estero  (almeno fino al 2008).  Ne deriva che “ l’Italia è una sorta di piattaforma produttiva per l’Europa da parte delle multinazionali del farmaco”
Inoltre brevetti di importanti molecole che l’industria  farmaceutica italiana aveva sintetizzato come le antracicline (usate in terapia antitumorale) o la rifamicina (  antibiotico)  sono state negli anni ’90 vendute ad industrie estere.
Negli anni ’70-’80  erano forti le critiche del PCI  al Ministero della Sanità che preferiva introdurre ticket sui farmaci invece di sfoltire il Prontuario terapeutico da farmaci inutili, aprire il canale commerciale dei farmaci generici, sostenere la produzione di farmaci innovativi .
Sta di fatto che ora dobbiamo fare i conti colla forte penetrazione di farmaci esteri,  fonte di gravi distorsioni;  il Centro oncologico di Aviano è in prima fila nel denunciare che le multinazionali tolgono dal mercato farmaci vecchi ma essenziali, se il loro prezzo (stabilito dal Ministero della Salute) non le soddisfa; un elenco dei farmaci che case farmaceutiche e grossisti fanno mancare anche per numerose settimane è consultabile su www.quotidianosanita.it  del 19.11.2014.  L’opinione pubblica è stata frastornata dal caso “ Avastin-Lucentis” in cui Roche e Novartis si sono spartite il mercato degli inibitori della crescita vascolare in modo da non farsi concorrenza. D’altra parte nelle gare d’appalto dei farmaci per gli Ospedali le ditte si sono già spartite il territorio  (la mia esperienza riguarda la Lombardia) in modo che la stessa ditta fa sconti elevati all’ospedale X e la ditta concorrente all’ospedale Y.
Ma in questi ultimi mesi il caso più eclatante riguarda gli antivirali innovativi per la cura dell’Epatite  da virus C  (HCV)  il cui prezzo è così elevato da minacciare la sostenibilità economica del SSN.  Situazioni del genere si pensava fossero confinate ai paesi in via di sviluppo, che non potevano comperare gli antivirali contro l’AIDS, ora avvengono anche in Europa
Quali sono i termini della questione?
Da qualche mese sono stati introdotti in commercio antivirali attivi contro il HCV ; un ciclo di cura di 24 settimane costa 60.000 €;  dato che il farmaco non è somministrato solo ma unitamente ad altri farmaci (ribavirina ed interferon)  ogni ciclo di cura costa circa 100.000 €. In Italia le persone infettate da HCV sono stimate in 1,2 milioni (la più elevata percentuale in U.E.); i casi più gravi (epatiti aggressive, cirrosi epatica, trapiantati di fegato, ecc)  sono circa 400.000.
Cosa fare allora?
a)      Ridurre il numero di farmaci forniti dal SSN, al fine di avere maggiori disponibilità per l’acquisto di farmaci innovativi,  Questo sarebbe possibile  dato che  numerosi farmaci del Prontuario Terapeutico sono del tutto simili ad altri farmaci di costo inferiore; sono i farmaci cosidetti ”me too”  che diversificano dagli originali per piccoli dettagli, che non ne modificano l’ efficacia né eventuali effetti collaterali. Inoltre un numero maggiore di farmaci equivalenti potrebbe essere utilizzato dagli specialisti che invece continuano a prescrivere farmaci branded; qualche sforzo da parte del Ministero della Salute c’è stato, ma del tutto insufficiente. Un provvedimento del genere potrebbe anche abolire i tickets sui medicinali.
b)      Contrattare colla Casa produttrice un prezzo inferiore, impegnandosi ad acquistare un determinato quantitativo.  L’industria (Gilead) non ha però accettato questa negoziazione. Invece la ditta Jansen-Cilag ha accettato queste condizioni per il un farmaco anti-HCV.          
c)      Limitare il numero dei soggetti trattati e dei centri che eseguono queste terapie. Questo viene fatto in tutti i Paesi occidentali (tranne la Germania che ha relativamente meno casi di HCV), selezionando casi gravi che potrebbero avere i migliori benefici dalla terapia.
La prima limitazione, che sarebbe la più corretta ed equa, va contro le politiche sempre fatte dal Ministero della Salute italiano che si dice preoccupato per la tenuta dell’industria farmaceutica in  Italia e della occupazione nel settore.
Ad ogni modo le  tre soluzioni prospettate sono possibili oggi;  ma lo saranno domani?
NO!  Se  sarà  approvato il TTPI.  In questo caso la Gilead  potrebbe denunciare il Ministero della Salute di ostacolare la libertà di mercato ed impedire, ad esempio, che un portatore sano di HCV si sterilizzi  (tra l’altro se questa nuova terapia fosse efficace in ogni circostanza si impedirebbe che i portatori di HCV infettino altre persone).
Sia il TTPI  che il meno noto TISA (che vorrebbe privatizzare servizi sociali e beni comuni) sono gli ultimi atti di una fase del capitalismo iniziata nel 1989 (Muro di Berlino) caratterizzata da un progressivo aumento del potere degli affari e da una diminuzione del potere degli Stati.
Viene quindi fortemente depotenziata la possibilità di contrattare politiche egualitarie ed universalistiche nel campo della sanità, delle politiche sociali, dell’istruzione.
G. Maciocco  giustamente sottolinea che l’approvazione di questi trattati (per ora segreti) (www.sossanita.it , 19.10.2014) mette in gioco non solo i servizi di welfare di tutta Europa, ma la stessa democrazia.
In Inghilterra i laburisti inglesi hanno minacciato Cameron  (www.saluteinternazionale.info ,ottobre 2014) che non voteranno il TTPI  se non saranno contenute clausole esplicite che sottrarranno il Servizio Sanitario alla sua influenza.
E’ un po’ poco, ma meglio che in Italia dove solo la trasmissione televisiva “Report” ha sollevato il problema seppure limitato alla industria alimentari e all’ambiente;  così se uno Stato, per esempio, impedisce che un additivo alimentare sia usato, potrà essere denunciato ad un organismo da creare (ça va sans dire, asservito al liberalismo più sfrenato) che giudicherà se quello Stato ha leso gli interessi di quella multinazionale, ostacolando la libertà di mercato.
Come detto, le trattative che porteranno alla stesura dei due trattati, TTPI e TISA, sono occulte e svelate solo grazie alla denuncia di WikiLeaks (www.resistenze.org  N° 505); queste trattative sono iniziate nel 2012 e dovrebbero terminare nel 2015. Il TISA ha già prodotto un documento atto a liberalizzare i prodotti finanziari sottraendoli a qualsiasi controllo statale secondo un modello di autoregolamentazione.
I Parlamenti di numerosi Stati Europei hanno già discusso le linee fondamentali di questi trattati; i parlamentari italiani, come appare nella citata puntata di Report, sono in genere all’oscuro di queste manovre.
Inoltre sulla stampa medica inglese, in primis Lancet, si è sottolineato il pericolo che questi trattati rappresentano per il sistema sanitario inglese, cosa che ha portato all’interrogazione parlamentare del Partito Laburista.  E in Italia?
Il SSN viene indebolito con tagli alle risorse nell’indifferenza generale (solo i malati  che non trovano le prestazioni richieste se ne accorgono, ma la loro situazione di debolezza impedisce di protestare).Non abbiamo neppure più un timido partito come il laburista inglese che solleva la questione
Inutile cercare qualcosa nel fragile documento sulla Sanità elaborato dai “renziani” alla Leopolda, dove sono contenute solo proposte “di buon senso”: eliminare sprechi ma non servizi, necessità di
innovazioni non solo tecnologiche ma organizzative, formazione di una figura di medico capace di lavorare più sul territorio che in ospedale, ecc.
Il documento però è palesemente reticente; per capirne di più bisogna leggere il libro di Yorem Gutgel ( economista di riferimento di Renzi)  “Più uguali, più ricchi”.
L’universalismo dell’attuale SSN viene sostituito da un “universalismo selettivo” dove le assicurazioni specificano in dettaglio i livelli di  prestazioni che i fornitori (privati e pubblici) devono garantire in base a quanto uno paga.
Inoltre si incentiva la penetrazione di fornitori privati di servizi sanitari negli ospedali ed ambulatori pubblici, così che  le istituzioni dovranno limitarsi a controllare la trasparenza degli appalti.
Naturalmente i servizi di piccole dimensioni  sono poco economici e non rendono se non dotati di alte tecnologie; quindi chiusura di tutti i piccoli ospedali , anche se ubicati in zone poco popolate, e loro trasformazione in lungodegenze dove si pagano i servizi alberghieri.
Con queste premesse è illusorio che il Governo contrasti TTPI e TISA che ,tra l’altro, potrebbero favorire l’arrivo di servizi o anche professionisti  esteri meno pagati degli italiani.

Nessun commento:

Posta un commento