lunedì 22 dicembre 2014

Se il South Stream fosse andato verso l’Europa del Nord sarebbe cosa fatta!






Back when Third Energy Package wasn't a probem -
Ai tempi in cui Terzo Pacchetto Energia non era un problema
Nell’UE alcune cose contano, altre molto meno.



Il presidente Vladimir Putin ha annunciato, i primi di dicembre, che il gasdotto South Stream potrebbe non seguire più la rotta del sud-est europeo. Da allora, le ragioni per il ritiro dei russi, sono state discusse in innumerevoli pagine di commenti.

Comunque, quello che tutti i commentatori hanno tralasciato è un fatto saliente, se il gasdotto fosse andato in Germania, o un altro grande paese dell’Unione Europea, il risultato sarebbe stato completamente differente.

Sembra che esistano una serie di regole per la Germania e la Francia, ed un'altra serie di regole per gli altri 28 membri dell’Unione. E’ il classico caso di: “fai come dico, non quel che faccio”.
Questa volta, i giganti europei potrebbero aver agito per spararsi sui piedi.
Nel 2004, la Costituzione europea è stata siglata a Roma. Il trattato doveva espandere massicciamente il potere di Bruxelles ed era controverso fin dall’inizio.
I votanti francesi pensarono di esserne usciti, un anno dopo, quando lo rigettarono con un referendum, malgrado molti altri applicanti avevano segnalato la loro approvazione.



Una mosca sull’olio


Gli eurocrati di Bruxelles ebbero via libera con il  Trattato di Lisbona nel 2007, teleguidato della Germania; questa volta senza plebiscito. C’era una mosca sull’olio: le leggi dell’Irlanda necessitavano di un referendum per l’approvazione. L’Irlanda ha votato NO.
L’idea fu scartata? Naturalmente no. Il pubblico irlandese fu forzato a votare di nuovo fino a quando i potenti di Bruxelles raggiunsero il risultato che volevano.
La ragione era semplice. La Francia è grande ed importante, quindi la sua opinione conta; l’Irlanda è piccola e periferica, quindi i pareri dei sui cittadini (e politici) sono meno importanti.
Qualcosa di simile è accaduto nei mesi recenti ad alcuni dei paesi orientali dell’Unione Europea, appena il vitale gasdotto South Stream era stato buttato al vento,
per lo più dovuto agli ostacoli imposti da Bruxelles, ai deboli fu ordinato di assorbire il colpo mentre i potenti non ne rimanevano colpiti.
Se il South Stream fosse dovuto andare in Francia o Germania sarebbe stato costruito, come è stato per il gasdotto del Nord, il Nord Stream, completato nel 2012 che assicura le necessità energetiche di Berlino.
Se la via del sud, attraverso il Mar Nero in Bulgaria e attraverso la Serbia , l'Ungheria e la Slovenia in Austria, fosse già stato costruito, Angela Merkel avrebbe ha abbandonato Nord Stream? Forse, se gli asini potessero volare...
Quando Putin annunciò, la scorsa settimana che il South Stream non aveva più senso e che la Russia aveva un piano alternativo per far passare il gasdotto dalla Turchia, il gioco del massacro mediatico è cominciato.
E’ chiaro che il grande vincitore è Ankara, capitale della Turchia, e che, almeno per il momento, Mosca pensa che può prendere o lasciare i Balcani.
I maggiori perdenti sono la Bulgaria e la Serbia, che si sarebbero garantiti la fornitura e incassato la notevole tassa di transito.
L’Ungheria, la Slovacchia e l’Austria sono obbligati a seguire l’ondeggiante clima politico dell’Ucraina, che rimane il punto di transito.
Questa situazione potrebbe tenerli in stallo se pensano che la strada Ucraina sia garantita e stabile, ma si può anche pensare che questa faccenda sia fuori dalle loro mani, in ogni caso.
Gli avvenimenti della settimana scorsa sembrano indicare l’ultimo scontro nell’eterno conflitto UE-Gazprom. Sembra che Berlino si sia assicurata la propria fornitura prima di sentirsi sicura di usare gli eventi in Ucraina quale scusa per consolidare il suo feudo.



Un pastrocchio


Bruxelles è risentita dal fatto che Gazprom è un monopolio e che non può controllarlo. Il suo ultimo gioco è il Terzo Pacchetto Energetico, uno scarso tentativo di sminuire Gazprom sotto la dicitura delle “leggi sulla competizione”.
E’ lo stesso metodo di approccio applicato forzosamente ad industrie in Slovenia ed Estonia, ma largamente ignorato in Francia e Germania.
Gli eurocrati capiscono che dipendono dal gas russo ma vogliono che siano compagnie europee operanti in Russia a gestirlo, senza nessuna impresa statale russa a dettare i termini. Il Kremlino ha detto niet e l’Europa è stata presa in contropiede. L’apparato di Bruxelles insiste nel credere che Mosca abbia più bisogno dell’Europa che l’Europa di Mosca.
Putin potrebbe averli sgonfiati con l’anticipazione del pivot verso la Turchia, ma è stato un colpo da knockout?
Alcuni europei pensano che Putin stia bluffando, ma il capo del Kremlino è un judoka non un giocatore di poker. Sembra che i papaveri della UE abbiano fallito le loro fantasie. Non fatevi prendere per i fondelli; il Kremlino appare mortalmente serio.
La mossa ha aperto un nuovo fronte nella geopolitica. La Turchia, che sembra abbia abbandonato la speranza di essere accettata in UE è spinta verso l’Eurasia.
Il cambio di regime verso l’occidente della Siria – un incubo continuo tra Ankara e Mosca- si è ridotto. Nello stesso tempo l'energia dell’Europa centrale e sud-orientale è appesa ad un filo.
L’affare energetico Russia-Turchia è qualcosa di più di un semplice accordo sul gas: ha il potenziale di cambiare una moltitudine di certezze geopolitiche. La “battaglia” tra l’Occidente e l’Oriente sembra intensificata.
  
Articolo Originale tratto da Russia Insider
Tradotto da Fortunato di Alternativa Nord-Ovest  per www.cultureweapon.blogspot.it




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